Il caro-petrolio spaventa anche l’Opec

Bush: lotta alla speculazione. Ue non rivede le stime di crescita

Rodolfo Parietti

da Milano

Dopo l’Ocse, ora anche l’Opec teme le ripercussioni sull’economia globale provocate dal caro-petrolio. Ma l’Iran, ovvero il principale responsabile della recente fiammata dei prezzi, ha già messo le mani avanti dichiarando la propria opposizione a un eventuale aumento della produzione teso a calmierare la situazione.
Al meeting di Doha previsto nel fine settimana, il Cartello si sta dunque avvicinando in ordine sparso, come spesso è accaduto nella storia pluriquarantennale dell’organizzazione, pur sapendo di avere gli occhi del mondo puntati addosso. E sulla mancanza di una strategia comune, la speculazione ha buon gioco. Ieri, sui mercati s’è assistito a un nuovo strappo delle quotazioni: record a Londra, dove il Brent ha superato la barriera dei 72 dollari (barile a quota 72,20); primato assoluto anche a New York, con il greggio light a 71,30 dollari, ben oltre il livello di 70,85 raggiunto nell’agosto scorso durante la fase più acuta degli uragani. Mentre gli esperti ritoccano in fretta le previsioni sul futuro andamento del greggio (l’ipotesi di un picco di 100 dollari ha cominciato a circolare ieri nelle sale operative con una certa insistenza), George W. Bush segue l’evolversi della situazione con crescente preoccupazione. Durante una conferenza alla Casa Bianca, il presidente americano ha spiegato che il governo ha «la responsabilità di sorvegliare quanto sta accadendo molto da vicino e deve indagare su possibili speculazioni sui prezzi». Anche la Commissione europea tiene i fari accesi sul petrolio, ma per il momento non ha ancora considerato l’opzione di rivedere le stime di crescita, operazione peraltro già effettuata appena una settimana fa con la revisione al ribasso delle previsioni relative ai primi tre trimestri del 2006.
Pur ribadendo che il mercato è sufficientemente approvvigionato, l’Opec ha ieri ammesso che i prezzi sono troppo alti e minacciano l’economia mondiale. Nel rapporto mensile, il Cartello rileva che l’economia Usa «dovrebbe rallentare alla fine del 2006» e che «l’economia mondiale dipenderà sempre più dalla domanda asiatica ed europea». I rincari dei prezzi energetici sono inoltre un rischio «soprattutto per quelle economie in cui il budget dei consumatori è sottoposto alla pressione di un aumento dei tassi di interesse». Edmund Daukoru, presidente dell’Opec, sembra rassegnato: le quotazioni «resteranno elevate per i prossimi cinque anni per l’enorme domanda da parte della Cina», ha detto ieri, nonostante il Cartello abbia rivisto al ribasso le stime di crescita mondiale a 1,42 milioni di barili al giorno, rispetto ai 1,46 milioni stimati nello scorso report.
Il vertice di Doha, in Qatar, non nasce comunque sotto i migliori auspici. Tra sabato e lunedì prossimi, gli esponenti Opec incontreranno i ministri del Petrolio dei principali Paesi consumatori, e il Cartello ha già fatto sapere di voler «fare il necessario per calmare i mercati». Parole che lasciano intendere la possibilità di un aumento dell’output, ipotesi contro la quale l’Iran ha però posto il proprio veto: ««L’Opec - ha detto un responsabile del ministero iraniano del Petrolio - non ha la capacità di aumentare la produzione».
In Italia si fanno intanto i conti sulla stangata che rischia di abbattersi sui consumatori. Secondo l’Adoc, se il petrolio arriverà nel corso del 2007 a 90 dollari, le famiglie spenderanno 234 euro in più l’anno solo per la benzina.