CARO PRESIDENTE CI FACCIA LAVORARE

Signor Presidente della Repubblica, sono stato felice di aver potuto stringerLe ancora una volta la mano mercoledì scorso quando con la Commissione di vigilanza Rai siamo venuti a salutarla e anche in quell'occasione ho potuto apprezzare la Sua schiettezza e onestà. E per questo mi permetto di scriverLe questa lettera aperta dopo aver seguito la cronaca del suo incontro con il Presidente del Consiglio circa l’opportunità di consentire al Parlamento di lavorare quanto basta per concludere il lavoro di una legislatura che, Costituzione di cui Ella è insigne custode alla mano, dura 5 anni pieni e non 4 anni e 11 mesi scarsi. Come Ella forse sa, questa è stata per me la prima esperienza di parlamentare.
Ebbene, signor Presidente, sono rimasto fin dal primo giorno scioccato da un fatto incredibile e anzi grottesco, replicato ogni giorno della legislatura e che ha stravolto il corso dell’attività del Senato e dunque del governo. Il fatto stranissimo e anzi grottesco è questo: il Senato italiano è l’unica Camera del mondo (e di tutti i tempi) in cui sia consentito ai presenti di darsi assenti. C'è un regolamento che lo permette, è vero, ma è un regolamento nemico della democrazia parlamentare o che diventa tale se usato al preciso scopo di paralizzare i diritti della maggioranza, espressione della maggioranza degli elettori. Durante la legislatura precedente con una maggioranza di centro sinistra l’opposizione di centro destra, e in particolare la Lega Nord, fece un uso responsabile e parsimonioso della facoltà di chiedere la verifica del numero legale, come risulta dai verbali delle sedute. In questa legislatura, invece, il regolamento è stato usato come una clava, imponendo la verifica del numero legale ogni 30 secondi per ostacolare fisicamente e non politicamente l’attività dei legislatori.
Il Senato, per chiunque contasse le teste in aula, era in numero legale, ma lo stravolgimento sistematico del regolamento ha paralizzato l’attività di legislatura e ridotto alla miseria il dibattito parlamentare. A questo punto, signor Presidente, si usa replicare con enfasi: ma tocca alla maggioranza garantire il numero legale! Come se si trattasse di una certezza morale, politica e istituzionale, mentre non è alcuna di queste tre cose, come prova il fatto che un tale principio non esista in alcuna aula di Parlamento del mondo dove l'unico principio morale, politico e istituzionale che conta è che ogni eletto deve essere in aula e fare il suo dovere sia che si trovi a Londra o a Parigi o a Washington, a Berlino e persino a Mosca. Ma non a Roma. Questo abuso, signor Presidente, ha portato alla contromisura inelegante ma anche inevitabile dei cosiddetti pianisti, sicché si è assistito allo spettacolo di un Parlamento in cui i presenti si danno assenti e gli assenti si danno presenti.
A ciò si dovrà pur porre rimedio, ma intanto ho dovuto prendere atto con amarezza e frustrazione che la legislatura è stata sabotata: quanto le ho illustrato costituisce la prima delle ragioni per cui l’attività legislativa di questa maggioranza ha camminato col freno a mano tirato. È dunque come cittadino e membro del Senato della Repubblica che io la prego, signor Presidente, di valutare quanto sia ragionevole e doverosa la richiesta di usare il tempo che la Costituzione assegna alle Camere per lavorare e servire il Paese. La ringrazio dell’attenzione, presidente Ciampi e le rinnovo i miei auguri e la mia stima.
*Senatore della Repubblica