«Caro presidente, ho bisogno di una mano...»

La storia di Rita, una tenace donna sarda che, dopo aver vinto la battaglia contro la sclerosi multipla, chiede al presidente Berlusconi e al governatore Cappellacci un aiuto per realizzare il suo sogno: diventare guardia forestale...

ROMA - «Caro presidente, ...». Rita, donna sarda e testarda, la lettera l'ha già scritta e vorrebbe consegnarla sia al presidente del Consiglio Berlusconi che al suo governatore Roberto Cappellacci e prima o poi lo farà. «Ho bisogno di un lavoro perché devo vivere, non mi sono arresa alla sclerosi multipla e non mi farò abbattere dalla disoccupazione».
Perché Rita Pinna da Norbello, in provincia di Oristano, la sua battaglia contro la malattia l'ha già vinta con tenacia e costanza, ma ne deve affrontare una ancora più importante: raggiungere il posto che desidera e che finora non ha potuto ottenere. Lei, infatti, non si è mai buttata giù. Ha fatto la colf per non gravare sulla famiglia «ma non mi piaceva perché io amo la mia nazione e la natura». Ha fatto la guardia privata ma ha dovuto dimettersi perché la famiglia è un po' tradizionalista e quel lavoro così maschile non era troppo ben visto.
E così ha continuato a coltivare il suo sogno: entrare nel Corpo di Vigilanza ambientale della Regione Sardegna che è il nome delle guardie forestali nella Regione a statuto speciale. «Finora non ho potuto fare concorsi perché sono sempre stata sincera e leale e non ho mai nascosto la sclerosi che è la mia compagna di vita, ma non sono un'inferma, sono piena di vita, sono guarita con la forza di volontà, me lo dice anche il mio medico...». E proprio perché la Sardegna è una Regione a statuto speciale il governatore ha più poteri e, volendo, potrebbe chiamarla a far parte del corpo nel quale non potrebbe più entrare perché il tempo trascorso a curarsi le ha fatto superare il limite di età richiesto dal concorso.
«Allo Stato non ho mai chiesto niente, ma di questo lavoro ho bisogno per vivere, per me stessa e per sperare un domani, chissà, anche a farmi una famiglia». Ecco, perché Rita la lettera ce l'ha già pronta per il suo governatore e per il Cavaliere. «Voglio vivere con le stesse opportunità e diritti degli uomini, con eguale dignità e senza paura...».