Caro presidente, i tagli alla kultura sono inevitabili

(...) misurato di altri, è costituito da una pars denstruens e da una pars construens.
Condividendo alcune proposte presenti nella seconda parte (piano di riorganizzazione nazionale del sistema cultura, individuazione delle priorità, meritocrazia etc.), mi trovo a contestare vivacemente le accuse e le lamentazioni incluse nella prima parte.
Per quel che mi riguarda infatti, oltre a tagliare i fondi alla cultura io taglierei i viveri a tutta quella folla di acculturandi di sinistra che grida per le strade contro i tagli stessi.
Approvo d'altronde i tagli orizzontali per tre motivi: A) non fanno discriminazioni di sorta, e ben sappiamo a quali polemiche e inimicizie portino le strette personalizzate. B) Costringono ad eliminare le clientele di basso profilo, tanto care alla sinistra, che provocano sperpero di denaro pubblico e mediocrità nell'offerta. C) Finalmente mettono i produttori di cultura di fronte alle difficoltà, favorendo (stavolta si!) la meritocrazia e la selezione naturale.
Fra l'altro, a ben vedere non si tratta di tagli esiziali, così come vuol far credere la fronda politicizzata, anzi.
Certo, tutti i settori dovranno fare sacrifici, tutti gli «artisti» dovranno adeguarsi alla crisi: e chi sono loro, i figli della gallina bianca?
A consolazione, ricordiamo ai tanti contestatori con la falce e martello sul petto, che le migliori insorgenze culturali del nostro paese (ma non solo) si sono verificate durante i momenti di grave crisi e di ristrettezza economica. Basti un esempio per tutti, il neorealismo cinematografico italiano. L'artista, quello vero, non colui che la cultura utilizza come soprammobile o fonte di stipendio (e non mi riferisco certo a Borzani, persona seria e appassionata), fa di necessità virtù e si esprime soprattutto attraverso la difficoltà.
Che oggi, comunque, non sono certo quelle del primo dopoguerra.
Visto poi che parliamo di cinema, cantiamole in specie ai cinematografari italici, rappresentanti del segmento culturale più assistito del paese: che la smettessero una buona volta di lamentarsi, hanno poppato dallo stato per anni, hanno tarpato le ali a tutti coloro che si avvicinavano alla settima arte con la mente libera dalle ideologie, si sono strafogati di masturbazioni mentali fino a ridurre al lumicino gli incassi e i contenuti della nostra cinematografia.
Il cinema deve tornare ad essere imprenditoria allo stato puro, come era alle origini e come continua ad essere negli Stati Uniti: altro che soldi pubblici, quasi sempre malspesi!
Infine contesto con veemenza la seguente affermazione settaria del professor Borzani: «I tagli dimostrano l'ostilità verso ciò che non è omologabile, che non è immediatamente riconducibile ai modelli televisivi, ad atteggiamenti plebiscitari, che rimanda ad una dimensione critica della realtà». Un dato soltanto per affossare la tesi: Saviano fa dieci plebiscitari milioni di ascoltatori dalla televisione «okkupata», ululando contro il governo: non mi risulta che «Vieni via con me» sia un programma di destra. Chi è ostile e arrogante al pensiero altrui???
Siamo al chiagne 'e futte, come al solito. Diciamolo, la verità è talmente palese che quasi imbarazza doverla evidenziare: la protesta di questi giorni contro Bondi e contro i tagli è puramente politica e strumentale: la cultura c'entra poco con tutto 'sto bailamme.
*regista