Caro Preziosi, bisogna vincere sul campo non in un’aula di tribunale

A furia di deliri di popolo, salamelecchi, piroette e servilismi, Enrico Preziosi paradossalmente rischia di passare alla storia come il presidente che ha creato più danni nella storia del Grifone. E allora basta fin che si è in tempo. Basta con le furbizie, i megacollegi legali, gli arzigogoli più sottili dei capelli di un neonato, la confusione dei ruoli, l’approssimazione, il populismo d’accatto. La realtà subentrata ai deliri che hanno caratterizzato un inverno, una primavera e un’estate tra i più inverosimili della saga del Grifone dice che per la seconda volta (per vero sarebbe la terza) in 112 anni di storia calcistica si è in serie C1 e da lì bisogna industriarsi a scappare a gambe levate. Una volta di più Enrico Preziosi, che il Genoa ha preso in C e in C ha riportato, ha ribadito di saper fare e disfare e rifare le squadre in un batter d’occhio, e di saper scegliere - dopo Guidolin, Vavassori - gli allenatori validi. E allora finalmente si limiti a strutturare il Club con uomini giusti al posto giusto, poi sieda in tribuna e si metta a guardare la squadra e ad apprezzarne la bravura, se augurabilmente bravura sarà.
È giunta l’ora di pensare soltanto a giocare e vincere le partite in campo. E a limitare i danni fuori. È passata beffardamente la fatal Ravenna come persecutoria metafora dei corsi e ricorsi di vichiana memoria. Sono altri 3 punti canzonatoriamente persi. Ma pazienza. È passato il flebile pareggio col Pizzighettone, avversario perfidamente imposto d’acchito dal computer al posto della Juve al Delle Alpi di Torino, megastadio da serie A occasionale campo neutro per il più antico Club calcistico dello Stivale. Sono altri 2 punti persi nella corsa all’azzeramento del derisorio «-3» appioppato per buon peso dal Palazzo dei veleni al Presidente che «così impara, scomodo com’è». Ma pazienza. Però per favore ci si industri ora a far sì che gli ulteriori punti di penalizzazione, quando puntuale come la morte arriverà il deferimento del Presidente per avere infranto la clausola compromissoria, si limitino ai 3 previsti come minimo dal regolamento e non s’allarghino a 6 o 9 in una sorta di implacabile tallonamento - wanted! - da Far West.
Per favore fatela finita lì con gli avvocati. Sciacquate il sangue e il sale che grondano dalle ferite. Rasserenatevi e rasserenate. Basta con le illusioni, le disillusioni e i fantasmi di complotti che rischiano di mandare la gente fuori di testa: e al tirar delle somme di affibbiare a voi, e a chi vi tiene bordone, la patente di mandanti. Finalmente limitatevi a vincere, vincere e vincere dove soltanto istituzionalmente vi si chiede di farlo: in campo.
A proposito, è lì che domenica aspetto al varco la Sampdoria dopo avere constatato che il pragmatico Novellino ha dato giudiziosamente continuità al secondo tempo di Firenze con il primo tempo anti Stella Rossa. Si torna d’urgenza all’antico, al modulo solido al centro e potente sugli esterni che in tre anni ha portato la Sampdoria di mister Walter dalla serie B alla soglia della Champion’s League. In attesa del decisivo Falcone, rientra in trincea il collaudato Pavan in coppia con Castellini, si riaffianca all’«uomo ovunque» Palombo il coriaceo geometra Volpi, e si ripropone la vincente catena di sinistra Pisano-Tonetto capace di automatiche chiusure in difesa e di inviti dal fondo per i piedi e la testa del geniale Flachi e soprattutto dell’ariete designato, Bonazzoli o Borriello che sia. Purtroppo mancherà l’infortunato Diana, autore del gol della tardiva rincorsa di Firenze, ma contro la Stella Rossa ho visto un Gasbarroni intraprendente come sempre e più tonico di sempre e cioè potenzialmente in grado di mettere da solo nel mezzo da destra - quale che sia il conforto che saprà offrirgli Zenoni - almeno tanti invitanti palloni quanti ne può specularmene assicurare la coppia di sinistra. Insomma, in vista dell’«impossibile» big match col Superdiavolo rossonero, c’è questa Reggina da mettere sotto per rimettere in ordine la classifica umiliata a Firenze. Non sarà facile, perché per la Sampdoria operaia non c’è niente di facile. Per contro però, se resta umile le è possibile ottenere risultati impensati. Fiducioso è l’approccio. E poiché l’abile Novellino gioca sempre con 14 pedine, mi aspetto semmai che finiscano per metterci molto di loro anche il tosto Dalla Bona, il cinghialone Kutuzov, magari l’estroso Zauli che prima o poi ci farà pur vedere qualcosa di importante, nonché il panzer escluso di partenza dal tandem Borriello-Bonazzoli.