«Caro Prodi, rifiuto l’invito non rispetta il governo»

Lettera del presidente veneto Galan: «Non tocca a lei convocare riunioni, di quella zona non le importa nulla»

da Roma

«Signor presidente, se l’invito a partecipare all’incontro sulla Tav, da lei esteso ad altri presidenti regionali, me lo avessero fatto il presidente del Piemonte Mercedes Bresso o il sindaco di Torino Sergio Chiamparino avrei accettato». Giancarlo Galan usa toni duri per dire «no» alla proposta di Romano Prodi per un vertice a Roma in cui discutere dei problemi legati alla realizzazione dell’Alta velocità ferroviaria. «Avrei accettato - scrive il presidente della Regione Veneto - perché pensieri e parole di quel presidente e di quel sindaco non appartengono al vocabolario dei politicanti e quindi mi ci ritrovo perfettamente, tanto più se rifletto sullo squilibrio istituzionale, sociale, economico provocato da coloro che, dalle mie parti come in Val di Susa, mossi sempre da un puro delirio antagonista, vogliono in ogni modo impedire la realizzazione del passante di Mestre, della Valdastico Sud, del Mose, delle Tav di oggi e di domani, e poi della Nuova Romea, della Pedemontana, della Tangenziale di Cortina». La risposta di Galan all’invito di Prodi per il vertice del 15 dicembre è invece un «no» categorico, perché «a lei, signor presidente, della Tav e della Val di Susa importa poco o niente».
Secondo il governatore, a Prodi «interessa solo mostrarsi come capo di un governo che chissà se verrà». «Ecco perché - scrive ancora Galan - non mi è sembrato istituzionalmente corretto questo suo volersi “spostare” di ruolo, col voler passare insomma da quanto lei in questo momento effettivamente è a quanto ancora non è». Un «cattivo esempio», lo definisce il presidente del Veneto, accusando il leader dell’Unione di «sostituirsi» a chi «ha il dovere e la responsabilità di governare le cose di questo Paese, comprese le proteste, compresi gli eventuali errori di questo o di quello, comprese le mediazioni e le possibilità di accordo».
Parole dure e allo stesso tempo pacate, perché «la legalità va fatta rispettare a Bologna e in Val di Susa, e non si può chiudere un occhio per Cofferati e mettersi invece a urlare contro il ministro Pisanu perché fa intervenire le forze dell’ordine per sbloccare i cantieri». Insomma, Prodi è portatore di «un’idea di governo troppo stretta fra reticenze e ambiguità e, dunque, assai poco europea». «Reticenze e ambiguità - conclude Galan - che, se dovessero prevalere, negherebbero all’Italia la Tav, il Mose, il ponte sullo Stretto, le Olimpiadi. In una parola, ogni espressione della modernità».
Critiche al leader dell’Unione anche dai vertici di Forza Italia. Secondo il coordinatore Sandro Bondi, Prodi dovrebbe «dimostrare coraggio e serietà incontrandosi col premier e dicendo a chiare lettere che l’opposizione è concorde sulla necessità di realizzare un’opera essenziale per il futuro dell’Italia». «Tutto il resto - conclude - è una grossolana scorrettezza istituzionale».