CARO ROMANO, RESTA CON NOI

Caro Prodi, da oggi hai un sostenitore in più: io. Sì lo so, mi farò un sacco di nemici nella mia area politica perché tutti vogliono buttarti giù, vogliono fare sfracelli, e poi le spallate, e le manifestazioni di piazza e poi le brutte storie che Stefania Craxi va a ripescare rovistando sui giornali ingialliti dove si parla del tuo passato, e poi ancora quel tipaccio del maggiore Trofimov che avrebbe (nota il condizionale) detto a Litvinenko che tu eri nella vecchia Unione Sovietica il cocco di casa, bada, il tesoruccio loro, quello che se gli rappresenti un’esigenza, tu la soddisfi.
Tranquillo. Tutto passato. Da adesso sto al tuo fianco. Tu dirai: ma dov’è il trucco? Risposta: nessun trucco, niente inganno. Tu ed io, anche se non l’Italia e gli italiani, abbiamo un unico e solo interesse: che tu stia al governo, bello calmo, pacifico, a bassa voce, farfugliando se ti viene da farfugliare, sereno, tranquillo, senza nervosismi. Tu resti lì e massacri l’Italia. La fai a pezzi. Fai a pezzi il tuo elettorato di sinistra. Massacri i deboli, presenti una Finanziaria da film dell’orrore che poi quei giocherelloni dei miei amici di Forza Italia ti migliorano pure perché pensano che la gente sappia comprendere quel che hanno fatto per il bene comune.
Ma a te, caro Romano Prodi, che ti frega? Tu stai lì e già vedi che ti vogliono fare la pelle. C’è uno, del tuo giro, un grande inamovibile, che mi ha lanciato contro i suoi cani per azzannarmi ai polpacci e alla gola affinché io per reazione tiri fuori tutta la faccenda (ancora!) del Kgb, del piattino, di via Gradoli, di Trofimov che fa appena a tempo a parlare e già lo buttano giù a raffiche di mitra. E poi quel Litvinenko (un tipaccio, un tipo losco: ma ti pare normale morire in quel modo?) che riferisce e mette su video, insomma il solito ambaradam detto e ridetto che non se ne può più. Il grande inamovibile ti vuol fare del male, Fassino tira la coperta, il sindacato ti fischia, tutti ti strattonano, le folle insorgono, e io, caro Romano, ti difenderò.
Tu per me, per noi, sei il più bel regalo di Natale. Tu governi e massacri l’Italia, e noi cresciamo, sfondiamo, conquistiamo il Paese nelle intenzioni di voto e, credimi, quando torneremo a votare nessuno ci fregherà più con quei giochetti stupidi dei seggi all’estero. Ma insomma, basta: tu devi governare. Noi non vogliamo un altro governo di sinistra. Vogliamo il tuo e soltanto il tuo. Nessuna spallata. Voteremo buoni e ordinati, ma proteggendovi. Dentro Forza Italia ho promosso il circolo Amici di Romano, iscrizioni aperte. Ti vogliono fare l’eutanasia, ma quelli sono i tuoi alleati. Noi, credimi Romano, non ti staccheremo mai la spina. Non fino al momento in cui torneremo alle urne, fosse un mese, fossero altri quattro anni (che Iddio ci scampi). Tu dirai: ma allora è il famoso «tanto peggio, tanto meglio»?
Sì, Romano: hai capito benissimo. Tu sei il tanto peggio che per noi è il tanto meglio. Sei il nostro candidato unico, sei la nostra assicurazione, sei uno che confessa di aver bisogno di almeno venti minuti per spiegare un concetto in televisione e dunque dove lo trovi un altro come te? Sei perfetto. Sei condannato a restare lì. Ammazzate pure Caino, ma nessuno tocchi Romano: attenti comunisti, correntonisti, brigatisti pentiti, cattolici transeunti, mutanti, verdi geneticamente modificati. Prodi è il mio candidato unico. Prodi for (quasi) ever. Giullemani dar compagno Prodi, e après monsieur Prodi, le déluge: il diluvio di voti, i nostri. Solo allora diremo ciao ciao, vecchio spiritista: è stato bello, ma doveva finire.
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