Caro Sgarbi dimentichi le periferie

Gentilissimo Vittorio Sgarbi,
le parlo non come scrittore ma come cittadino, come un milanese che scrive all'assessore alla Cultura della sua città. Quello che siamo, in fondo.
Neppure un mese fa chiedevo su un quotidiano locale spiegazioni sulla politica culturale meneghina che mi sembrava incistata indissolubilmente nel centro cittadino, senza un vero discorso di diffusione capillare della cultura nel territorio.
Parlando di Officina Italia, splendida manifestazione letteraria tenuta alla Palazzina Liberty, mi chiedevo se tutte le altre realtà che da anni operano a Milano avrebbero trovato giovamento da questa novità culturale o, Dio ce ne scampi, avrebbero dovuto tirare i remi in barca, avendo l'amministrazione nient'affatto aumentato i fondi per la cultura, coll'aumentare delle iniziative.
Avrei preferito avere torto. Avrei preferito essere smentito. Poi mi è giunta la notizia che La Biblioteca in giardino (Big), a tutto giugno, non ha ancora ricevuto nessun tipo di finanziamento pubblico né nessuna promessa formale al sicuro patrocinio. Big, da otto anni, porta nelle biblioteca rionali, che siano esse del centro o della periferia estrema musicisti, narratori, poeti (...)