Caro Sgarbi, quelle pale meglio dell’ennesimo no

Davvero le pale eoliche deturpano il paesaggio e non servono a produrre energia pulita, sia pur pochina rispetto al fabbisogno del Paese? Orbi come siamo rimasti per colpa dell’ideologia verde del nucleare che 30 anni fa sarebbe stato realizzabile con una spesa ragionevole, rischiamo oggi di continuare a ragionare in base a opposte fazioni e pregiudizi, e a giudicare pericolose le piccole soluzioni possibili.
In Sicilia il dibattito contro il sistema eolico ha due capipopolo illustri: il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi e, sia pur con qualche distinguo in più, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo. «Gli impianti eolici - afferma Sgarbi - stanno producendo un solo risultato: le loro pale deturpano il paesaggio e “stuprano” il territorio. Ad esempio se da Francofonte volete vedere l’Etna... non la vedete, vedete solo delle pale che oscurano il paesaggio». Per Raffaele Lombardo, così come sono state ideate e installate, «le pale eoliche sono una vera e propria violenza contro il territorio» e non sembrano produrre alcun beneficio reale. Il presidente della Regione vuole che «nelle fonti di energia rinnovabile vi sia sicurezza e convenienza. Ma guardando all’eolico ci domandiamo: la convenienza dov’e? Mi pare che non sostituisca l’energia tradizionale, non vi sia alcun vantaggio di tipo finanziario e quindi alcuna convenienza». Il presidente non è convinto neanche del sistema fotovoltaico, su cui ha chiesto, prima di approvare il piano energetico regionale, approfondimenti e chiarimenti. Subito dopo però Lombardo si dichiara convinto che la strada delle rinnovabili «resta comunque una strada da percorrere perché l’unica in grado di garantire, attraverso un sistema di contributi di facile accesso, risparmi reali per tutti i cittadini. Ogni scelta deve però essere in grado di superare tutte le condizioni che devastano il territorio».
Più modestamente si oppongono a giudizi tanto netti un artista sperimentale e futurista come Graziano Cecchini, che dal suo laboratorio di Salemi addirittura firma pale eoliche artistiche disegnate in esclusiva per il Giornale, e ha pronto un piccolo team di architetti e creativi disposti a trasformare lo «stupro» in arredo contemporaneo; un fotografo e creativo doc come Oliviero Toscani, che le definisce provocatoriamente un oggetto mistico; e la sottoscritta, la quale nella Provincia regionale di Trapani fa l’assessore alla Cultura, e di stupri al paesaggio ne ha visti ben altri in questi ultimi mesi. Sono più brutte le pale a vento o le case abusive sulla spiaggia di Triscina che nessuno riesce a far abbattere? Stuprano di più il paesaggio di Selinunte la selva di antenne paraboliche, i pali della luce e del telefono che penzolano a centinaia da una parte all’altra delle strade, i serbatoi d’acqua sui tetti delle case sul mare, il muro che circonda il parco archeologico? Certo, le pale, come gli impianti di fotovoltaico, non possono essere collocate ovunque, anche perché le dimensioni sono notevoli, da 50 a 105 metri di altezza. Tanto è vero che il mini eolico, pale da 15 a 25 metri, andrebbe incoraggiato, perché ha un impatto inferiore, e perché viene utilizzato direttamente dalle aziende che lo installano.
Gli impianti eolici, proliferati nell’ultimo decennio nella Sicilia occidentale, ma anche in Puglia e in Calabria, sono stati realizzati sulle direttive europee, collegate alle norme anti-inquinamento, che hanno indicato che un certo numero di kilowatt debba essere prodotto da impianti di energia alternativa-rinnovabile. Quella indicazione è rimasta anche nell’accordo appena siglato sul clima a Bruxelles. Tanto varrebbe, allora, farsele piacere, installarle dove non chiudono la vista di un panorama, decorarle e abbellirle, pretendere che seguano un piano energetico realistico e concreto. Se diciamo sempre di no a tutto, finiamo come quel tizio che per campare continua a pretendere di mostrare il cadavere della nonna. La citazione è di Joyce, che ce l’aveva con Roma, ma vale sempre. Quanto all’evocazione della mafia, non vale un giorno darla per morta e un altro a capo dell’impresa dell’eolico.