«Caro signor Reves quando si è minacciati...»

Lettera di Albert Einstein a Emery Reves
2 gennaio 1946
Caro signor Reves,
ho qui davanti a me un ottimo schermidore, e la sua posizione è l’unica del tutto ragionevole. Credo che il nazionalismo sia sempre una pessima cosa, anche quando imperversa fra noi ebrei. Quello che però secondo me è ingiusto, è che lei bolli il sionismo semplicemente come nazionalismo, e questo in un’epoca in cui la maggioranza degli ebrei europei è stata trucidata. Forse il suo giudizio sarebbe stato diverso se si fosse trattato degli armeni anziché degli ebrei.
Quando uno è minacciato in questo modo, come lo siamo noi, allora deve fare del suo meglio per mettersi in una posizione di difesa fisica e morale, anche se è ancora pienamente pervaso dall’Ideale dei nostri antichi profeti.
Lei sa cosa come è andata al nostro fratello cosmopolita Theodor Herzl (anch’egli un giornalista di Budapest) durante il processo Dreyfus a Parigi, allorché stava imponendo la sua missione? Egli non si trasformò per questo in un nazionalista. Ma vide chiaramente il pericolo fisico e morale per noi e agì di conseguenza. Quando una persona, oltre all’aspirazione alle mete più alte, dimentica il dovere della solidarietà verso i suoi fratelli perseguitati e in pericolo, allora assomiglia a uno che lascia morire di fame la sua famiglia per non pregiudicare la sua attività di artista o di uomo d’affari.
Legga questa con calma ed è meglio che non mi risponda, perché l’arte della scherma non rovini ogni cosa.
Con i migliori saluti
Suo
Albert Einstein
(Pubblicata su licenza dell’archivio Albert Einstein, Università ebraica di Gerusalemme)