Caro Silvio, insegni la sua storia ai giovani come me

Caro Silvio, l’invito ufficiale gliel’ho già spedito, ma mi consenta - come direbbe lei - di insistere. Il 14 dicembre festeggio i miei 23 anni al Noon, un nuovo locale di Milano che avrà un grande futuro. Ci saranno molti miei amici, tanti ragazzi della mia età, e vorrei che lei incontrasse me e loro. Dopo aver parlato all’Italia nella grande manifestazione di domani a Roma, deve tornare a Milano e parlare anche a noi.
Ero davanti alla tv quando lei è stato male. Si stava rivolgendo a una platea di giovani e ho visto che si è emozionato alla parola «libertà». Sui giornali, il giorno dopo, ho letto che già qualche ora prima lei non stava bene: però non ha mollato. Quanti altri politici si sarebbero fatti sostituire, o magari avrebbero annullato l’appuntamento... Lei no, ed è salito sul palco perché davanti aveva i giovani. Presidente, dove le trova queste energie? A 70 anni tiene un regime di vita molto più intenso del mio, che ne ho 23 e studio e lavoro tra Milano e New York. Lei si è costruito da solo, ha avuto tutto dalla vita, potrebbe godersi una pensione dorata, anzi adesso sono in molti a consigliarle il meritato riposo del guerriero. Tutti le suggeriscono di tirare il fiato: i giornali, i suoi avversari politici e forse anche qualche suo alleato. Mentre non c’è nessuna personalità che abbia il suo carisma e il suo fascino.
E che cosa invece può spiegare la sua resistenza, se non le cose in cui crede? I suoi ideali, i suoi valori, ciò per cui si batte: la libertà, la lealtà, le opportunità per tutti, la voglia di non fermarsi mai. Lei aveva un rapporto speciale con mio padre Leonardo, rafforzato dalla comune passione per il Milan. Quando morì (fra pochi giorni sarà il quarto anniversario), lei mi fece un regalo di cui le sarò sempre debitore: un posto del consiglio di amministrazione del club, quello che era di mio padre. Fu un gesto bellissimo in quei periodi di grande dolore, che esprimeva l’affetto per me e la mia famiglia.
Molti giovani oggi, me compreso, sono nati in condizioni completamente diverse da quelle in cui siete cresciuti lei e mio padre. Noi siamo più fortunati. Ma anche l’Italia è cambiata. Una volta offriva mille possibilità, oggi no. Viaggiando vedo tante realtà diverse e mi accorgo che qui da noi le opportunità sono sempre meno, c’è poca speranza, tutto sembra decadere. Per i giovani pare che il futuro in Italia avrà un colore solo, il grigio. Ma noi vogliamo sentire parole diverse. Ai miei amici lei deve raccontare la sua storia, i suoi successi, le cose in cui crede. Deve svelare la sua capacità trascinatrice e il segreto per non arrendersi quando le cose non vanno per il loro verso, per andare avanti nonostante tutto, a testa alta, credendo sempre nei propri mezzi e nei propri sogni.
Allora, Silvio, la aspetto il 14 al Noon. Adesso sa perché non può mancare.