Caro Silvio, pm guardoni non potranno fermarti

Lettera di don Luigi Verzè al premier: lastricare i quotidiani con questa immondizia significa depravare l'<em>ars politica</em>

Alcuni amici insistono perché io commenti le bolle che stronfiano sulla odierna palude del Paese Italia ricco di eroi, naviganti, poeti, inventori e santi. Solitamente propendo alla riflessione, a promuovere scienza e salute.
Tutti sanno che del premier Silvio Berlusconi io sono antico amico e ammiratore e so che più volte ha manifestato naturali simpatie femminee. Gli hanno procurato dolori, come spesso accade.
Più o meno tutti vegetiamo in questo terreo mondo del cui specifico letame ha parlato su questo giornale l’acculturatissimo e simpaticissimo Vittorio Sgarbi. Dalla mia novantenne età dico a tutti: smettiamola di esasperarci infantilmente.
La battaglia politica - perché di questa e di nessun altro serio argomento si tratta - va condotta sui valori che Aristotele indicava a chi vuol fare politica: dare tutto quello che di buono si ha dentro nel proprio io. Per esempio: la intelligenza, la operosità, la giustizia, il coraggio, la costanza. Tutto per il successo della comunità. Il giudizio e, quindi, la scelta politica spettano soltanto alla comunità.
La mia cultura è quella del Cristianesimo: tutti sanno che non c’è peccato d'uomo che non possa essere commesso da altro uomo. Chissà perché quando gliene si dà lo spunto, la immaginazione di qualcuno tende a sfociare senz’alcun pudore in ogni volgare bestialità!
Mi riferisco a quel gruppo di amatori della legge, giovani e soprattutto vecchi che, colta una donna nel letto con un drudo, l’afferrano e la trascinano fuori-porta di Gerusalemme per fracassarla di sassate secondo la legge di Mosé. Gesù li inchioda: «Chi di voi è senza peccato?».
Ai giustizieri, cominciando dai più onusti di anni, parve meglio salvare la propria faccia, prima che quella di Mosé e se ne andarono lasciando la donna al giudizio di Dio. Altre donne affossarono ai piedi di Gesù il loro putridume, coprendolo di lacrime ed anche di nardo. Eppur, ancor oggi, la stravaganza di uomini semi-intelligenti, vi fanno sopra il loro sterco.
Studiando da giovane i Padri Greci, leggevo del grande Atanasio, Vescovo di Alessandria ai tempi di Costantino, cui per ben due volte i suoi avversari (preti!) a notte fonda ficcavano in camera una bella sirena nuda, ma il Vescovo la buttò al fresco con un tizzone rosso prelevato dal suo caminetto. Innanzi a tali cose anche a me, confesso, è frullata una rêverie: avrei fatto anch’io lo stesso? «Non giudicate e non sarete giudicati», mi ha insegnato Gesù.
Leggesi nella Bibbia che due giudici guardoni, invaghiti della bellissima Susanna, incorsero in malasorte visti nel loro dentro dal profeta Daniele. E del divo David le debolezze assai crude restano sommerse nel suo violento amore per il bene del suo popolo.
Ciò detto, lastricare le paginate dei quotidiani con ogni sorta di immondezza a fini evidentemente politici, è depravare la politica che io considero ars sacra perché è, anzitutto, consacrazione di sé agli altri.
Quanto a te, Silvio, da tempo ti vedo scorticato come le sculture di Ercole Lelli ordinategli da Papa Benedetto XIV. Eppure sei personaggio più grande delle tue ricchezze. Perciò la gente ti preferisce: perché ami la gente battendoti per gli interessi di tutti. Peccato che ti facciano perdere così tanto tempo!
*Presidente Fondazione Centro San Raffaele del monte Tabor