Caro Silvio, questa volta non capisco

Caro Cavaliere,
stavolta non ti capisco. O, per essere più precisi, capisco che tentenni tra due tentazioni: quella dell’opposizione pura, onesta e lineare, che è mestiere della minoranza far funzionare come un servizio pubblico al Paese; e quella delle larghe intese che i maligni chiamano inciucio.
Ho imparato negli anni che Silvio Berlusconi la politica la fa sfruttando al massimo il fattore umano, la sua personalità, l’intuito, i rapporti personali, insomma il fiuto. E questo va benissimo anche se non sempre costituisce una garanzia. Ma la rivoluzione italiana che proprio Berlusconi ha avviato senza avere però la possibilità di concluderla, ha prodotto il primo grande effetto: bipolarismo, diritto del popolo sovrano ad assumere e licenziare maggioranze e primi ministri. Il centrismo dei due forni vorrebbe far tornare indietro il Paese ai tempi in cui una cupola di politici professionisti distaccati dal popolo ma abbarbicati al potere decideva al posto del popolo infischiandosene delle sue opinioni. Ora ci troviamo di fronte a una nuova minaccia di arretramento dal bipolarismo, che si chiama governo delle larghe intese. Eravamo d’accordo, mi pare, che si potesse fare un governo diverso da quello attuale soltanto per portare il Paese a rapide elezioni anticipate. Altrimenti, anche su questo eravamo d’accordo, meglio tenersi Prodi il quale peggio di così non potrebbe fare e che dunque rappresenta il terno al lotto del centrodestra e in particolare di Forza Italia che per ora vola nei sondaggi non per merito proprio ma soltanto per il fallimento e anzi il disastro prodiano.
Eravamo d’accordo. Abbiamo chiamato a raccolta i popoli dispersi dei nostri elettori che ci avevano castigato nelle urne, con la grande manifestazione del 2 dicembre. Eravamo d’accordo quando ci siamo astenuti sull’Afghanistan per dare un segno di rottura e meglio sarebbe stato se aveste votato tutti contro, come ho fatto io, sia sull’indulto che sul Libano. Ma insomma la linea della difesa estrema del principio della rivoluzione democratica che questo Paese aspettava e ancora aspetta era stata tracciata e sembrava intoccabile.
E adesso che cosa succede? Noi siamo felici di vedere Berlusconi rispettato, applaudito e perfino (perfino!) plaudente al congresso dei nuovi comunisti all’americana. Siamo rimasti ammirati dal coraggio con cui Berlusconi ha manifestato il suo consenso allo stesso Fassino il quale soltanto poche settimane fa lo aveva coperto di contumelie e disprezzo. Quanta generosità. Che fair play. Chapeau bas.
Ma poi? Poi al congresso della Margherita il fondatore e presidente di Forza Italia si commuove un po’ troppo e afferma che se davvero nel centrosinistra dovesse nascere un partito moderato, allora perché no, si potrà giocare tutti insieme in un governo meticcio. Ma no! Ma assolutamente no. Il moderatismo riguarda lo stile, il linguaggio, la riflessione ma non i principi. I principi non possono e non devono essere moderati, né estremisti: i principi devono essere chiari e intransigenti, in sintonia con ciò che vuole il popolo liberale del centrodestra. Questo popolo non vuole saperne di governi di larghe intese, reclama un’opposizione a Prodi con il coltello fra i denti e nuove elezioni per vedere finalmente chi perde e chi vince, visto che un anno fa non ha vinto nessuno e infatti nessuno governa.
Detto molto francamente, anzi brutalmente: caro Silvio, caro amico e caro leader senza il quale questo Paese sarebbe stato espugnato dalla «gioiosa macchina da guerra» di buona memoria, bisogna che tu ti renda conto che ormai non è più nella disponibilità di nessuno, nemmeno nella tua disponibilità, il superamento dei due schieramenti contrapposti, dei due poli alternativi, dei due partiti che sono ormai in embrione sia a destra che a sinistra. Un governo di larghe intese equivarrebbe a un aborto di tali embrioni, spegnerebbe la democrazia, spegnerebbe la speranza di quella rivoluzione di velluto che l’Italia dei liberali e dei riformisti pretende.
Oggi finalmente le sinistre ti rispettano? Fanno soltanto il loro dovere. Rallègrati, ma non ti commuovere più di tanto per questa novità, ma più che altro non disporre di un bene che non appartiene più neppure a te: il bene della divisione contro l’inquinamento della confusione. È il bene della separazione fra almeno due grandi forze politiche che devono servire il popolo affinché il popolo eserciti la famosa libertà, facendone l’unico uso importante che la libertà possa offrire e che è quello di scegliere e non quello di essere escluso dalla scelta.
Noi siamo contenti che il clima si civilizzi, che il rispetto aumenti, che si consolidi il riconoscimento reciproco. Ma che ognuno resti dalla propria parte senza intese né larghe né strette, perché l’unica intesa che potrebbe essere capita sarebbe quella in base alla quale mandare a casa Prodi con la promessa dello scioglimento delle Camere immediato. Esiste una tale promessa? No, e allora la sana guerra fra schieramenti opposti deve continuare, deve avere come teatro il Parlamento restando fermo che gli elettori hanno diritto a due schieramenti così come i bambini hanno diritto a due genitori di sesso diverso.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it