«Caro sindaco, Napoli è sommersa dai rifiuti»

Carmine Spadafora

da Napoli

«Quando vado in giro per le strade di Napoli e vedo la spazzatura ovunque, mi chiedo come sia possibile che una città bella come questa, dove vive tanta gente allegra e solare, debba sopportare tutto ciò». Dai banchetti della parrocchia di Maria Santissima del Buon Rimedio, a Scampia, quartiere simbolo della «malaNapoli», i fedeli scattano in piedi e applaudono convinti e grati, il loro vescovo. «A Napoli è nata una speranza», sussurra un'anziana alla figlia, che le siede accanto.
La sua attenzione per questa parte di Napoli, Sepe, l'aveva manifestata ancor prima di prendere possesso della Curia di Largo Donnaregina, quando, appena uscito dall'autostrada, si era fermato a Scampia, per baciare il suolo di questa terra maledetta, terra di camorra e abbandonata dalle istituzioni. Quel pomeriggio del primo luglio scorso, Sepe promise alle migliaia di persone accorse per salutarlo. «Tornerò presto da voi. Ci vedremo spesso». E cosi è stato.
Il segnale lanciato dal nuovo cardinale di Napoli, succeduto da appena 24 giorni, a Michele Giordano, è stato fin da subito chiaro: la sua chiesa starà a fianco degli emarginati, darà voce ai loro bisogni, non resterà indifferente dinanzi al degrado che imperversa un po’ ovunque, non solo nelle periferie abbandonate.
«Trovo sia inutile dire, siamo belli dentro se, poi, si è sporchi fuori. Mi chiedo come facciano i turisti a venire in visita a questa città, con la puzza che c’è, ha accusato il cardinale. E, i fedeli ancora una volta si sono sollevati dalle loro panche ed hanno applaudito. Fino al termine della visita di Sepe, «parroco» per un giorno in questa chiesa di frontiera, «la mia gente», come egli stesso l'ha definita, lo applaudirà altre dodici volte.
L'affondo finale è per gli amministratori pubblici, che governano la città. «Prego voi responsabili, ripuliamo Napoli. Ridiamo dignità e speranza a questa città». Il rimbombo di quelle parole, sono uno pugno nello stomaco per il sindaco Rosa Russo Iervolino e per il presidente della Regione, Antonio Bassolino, ex sindaco per otto anni ed ex Commissario straordinario per la emergenza rifiuti in Campania, che ha elargito un fiume di denaro pubblico, per pagare - consulenze - ma le strade sono restate sporche.
«Chisto fa sul serio», dice uno dei pochi uomini presenti in chiesa. Un sacerdote sorride. «La speranza di Giovanni Paolo II resta una realtà, grazie Benedetto XVI che hai mandato qui il cardinale della provvidenza. Essere tra la gente come sta facendo Sepe è un segnale di modernità per tutta la chiesa cattolica italiana».
Sepe si è rivolto anche ai camorristi. «Smettetela di uccidere e di fare del male. Basta con il sangue e l'odio. Ricordatevi, il bene produce il bene ma il male produce i male». La folla di fedeli ha applaudito ancora una volta, forte, sincera, nonostante il clima pensante imposto dai clan. Sorridono i parroci di frontiera, troppo a lungo costretti a restare in silenzio. Dieci anni fa, proprio a Scampia ed a Secondigliano, esplose la protesta di trenta coraggiosi sacerdoti, che denunciarono l'inerzia dell'amministrazione comunale, all'epoca presieduta da Bassolino. Poi, il bavaglio. «C'e' discontinuità con il passato», sentenzia soddisfatto un prete. La chiesa del silenziosissimo Giordano è orami solo un ricordo».
Durante la sua lunga omelia, cardinal Sepe ha dialogato in qualche circostanza con i fedeli. Ha scherzato, si è espresso in dialetto napoletano, riuscendo a strappare il sorriso, almeno per un'ora, al popolo di Scampia. Poi, senza mai abbandonare il sorriso, ha ricordato l'episodio del furto del calice. «Hanno rubato e gettato qua e là le ostie sacre. Ma io ve ne ho portato un altro, ancora più bello».