Caro Del Turco, si accontenti dei pennelli della prigione

Dura la vita del giornalista. Soprattutto quando, per portare a casa la pagnotta, si trova costretto a fare anche un secondo lavoro. Magari in televisione. Magari prestando volto e immagine a favore di clienti pubblicitari, ricevendone un compenso. Poi, se lo sforzo per passare da un lavoro all’altro diventa insopportabile, allora è costretto a scegliere. E Massimo Giletti (nella foto) ha scelto. La pubblicità. Dimettendosi dall’Ordine dei giornalisti. Sottoposto per la quarta volta a provvedimento disciplinare da parte dell’Ordine del Piemonte, che già lo aveva sospeso per alcuni mesi nel 1998, nel 2005 e poi ancora nel 2006 per aver violato il divieto di commistione tra informazione giornalistica e pubblicità, Giletti ha preferito mollare la presa sul tesserino rosso. Così, giusto per evitare di essere nuovamente recidivo.