Il caro, vecchio «coprifuoco»

Talvolta la notte non porta consiglio, porta una noia ad alta gradazione, appesantita, forse, da svariate sostanze aromatiche, diciamo così. E allora anche i bravi ragazzi, studenti che un tempo si definivano «di buona famiglia», si concedono il lusso malsano della rissa, per una battuta, un gesto. Succede nelle discoteche, o almeno vicino alle discoteche: non per nulla questi locali dispongono sempre di un servizio di «buttafuori». La cronaca, incalzante e ripetitiva, smussa allarme e stupore: ci stiamo abituando a tutto e anche la notizia dell’arresto di tredici ragazzi ci scivola addosso, come una fastidiosa folata di vento. Ma l’indifferenza è un errore, anche una colpa. Non possiamo far finta di nulla quando giovani vitaminizzati, forniti del necessario e del superfluo cedono al richiamo del teppismo e si affrontano in una rissa notturna soltanto per concludere un maledetto sabato. Non possiamo accettare che questi stessi ragazzi, dalle fedine immacolate, insultino e attacchino i poliziotti, colpevoli soltanto di voler far rispettare la legge e di proteggere i bravi ragazzi da se stessi. Brutta storia. Non ne escono bene nemmeno quei genitori ormai rassegnati all’idea che i principini rincasino all’alba, per poi dormire tranquilli fino al pomeriggio di domenica. Alcuni genitori, richiamati in questura da telefonate doverose, hanno parteggiato fino all’ultimo per i loro ragazzi, resistendo anche all’evidenza. Forse i genitori dovrebbero esercitare con più energia una sorta di «polizia domestica»: questa società si corrode anche per pigrizia, per malinteso buonismo. Ma in attesa che tutti i genitori riscoprano antiche (e perenni) funzioni, bisognerebbe che si riaffrontasse il problema dell’orario delle discoteche. Che aprono e chiudono troppo tardi. Dove i ragazzi arrivano già tesi, diciamo così, e con l’orologio biologico sballato. E da dove escono, a piedi o in macchina, già cotti, pronti agli incidenti e alle risse. Non discutiamo più. Decidiamo il coprifuoco. Nell’interesse dei ragazzi.