Caro Veltroni, ora tocca a noi

Lo dico subito, di Veltroni non mi fido. Sotto quella sua appiccicosa patina di miele buonista si nasconde un furbacchione che sa muoversi con consumata perizia nei corridoi del Palazzo. Sospetto fortemente, infatti, che l’improvviso annuncio del ritiro della candidatura romana per le Olimpiadi del 2016 sia un espediente tattico per costringere il «governo amico», impegnato allo spasimo sul fronte dei conti pubblici, a scucire quei 15 miliardi di euro (una finanziaria) che servono per preparare dignitosamente i Giochi. Come pure sospetto che, avendo finalmente capito che la data del 2016 per un'altra città europea è improponibile dopo Londra 2012, ora Veltroni - contando su un Coni sfacciatamente filo-romano - punti al 2020, mettendosi di nuovo in concorrenza con Milano dopo aver promesso al sindaco Moratti di sostenere la candidatura milanese per quella data.
Ma queste, forse, sono solo illazioni. Quello che conta è che Palazzo Marino abbia confermato comunque l’intenzione di candidare la nostra città come sede dei Giochi del 2020 (ricordando al collega romano la promessa di sostegno). Non solo: Milano chiederà di ospitare anche le Universiadi del 2013, ottima tappa di preparazione per una città che soffre di un gravissimo deficit di impianti sportivi. Ma, aggiungiamo noi, c’è un altro importante evento da tener presente: l’Expo internazionale del 2012 o del 2015: una vetrina planetaria particolarmente adatta alla capitale italiana dell'innovazione, della produzione e degli scambi.
Letizia Moratti vuole costruire per Milano un forte carattere di attrattività internazionale: è uno splendido programma e puntare a questi aventi è il modo migliore - anche se non l’unico - per farlo. Ma c’è un'altra ragione: i soldi, per dirla brutalmente. L’impegno ad ospitare Expo, Universiadi, Olimpiadi eccetera porterebbe sulla città i finanziamenti necessari da parte dello Stato e investimenti privati. Dalla fine degli anni '80 su Roma piovono soldi in continuazione: prima Italia '90 (mondiali di calcio), poi il Grande Giubileo del 2000 e sullo sfondo i finanziamenti previsti dalla legge per «Roma capitale». Adesso, se a Veltroni non dispiace, toccherebbe a noi.