Caro-vita a Genova: volano i prezzi di libri e spiaggia

Balzo in avanti delle spese per l’istruzione che crescono più della media nazionale

Edoardo Musicò

I prezzi a Genova marciano un po’ più lenti che nel resto dell’Italia, anche se ci sono alcune clamorose eccezioni. Le spese per l’istruzione, ad esempio. Che secondo i rilevamenti del Comune sono cresciute addirittura del 5,3 per cento rispetto a una media nazionale quotata 2,3 per cento. Secondo i dati forniti da Palazzo Tursi, pesano soprattutto i corsi extrascolastici - quali lingue, computer e contabilità aziendale -, senza dimenticare il costo dei libri di scuola, da cambiare ogni anno, oltre a quaderni, zaini e materiale vario. Ma le differenze fra la variazione dell’indice Istat nazionale e di quello locale non si fermano qui. A fronte di un’inflazione in Italia che nel 2004 ha toccato il 2,2% contro il 2,7% del 2003 ed è risultata complessivamente superiore a quella registrata a Genova, balza all’occhio, ad esempio, l’aumento a Genova della voce tabacchi e bevande alcoliche: 7,3 per cento. Gli oneri sanitari segnano una variazione del 2,1% che batte decisamente l’1,2% nazionale dovuto all’elevata percentuale di anziani residenti e all’incremento delle spese odontoiatriche (+6,1% rispetto al 2003). E anche nel primo trimestre 2005 Genova subisce una batosta, sempre per l’aumento di alcolici e tabacchi (7,1%) mentre le spese per l’istruzione crescono del 4%. Non vanno bene neppure i trasporti (+3%), i servizi di accoglienza e ristorazione (+2,4%), e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili, che aumentano del 2,1%. Per quanto riguarda i prodotti alimentari a Genova, i dati di fine luglio della Consulta ligure dei Consumatori e Utenti indicano costi raddoppiati o triplicati, attraverso i vari passaggi, dalla produzione alla vendita al dettaglio.
Alcuni esempi: le albicocche nazionali sono passate dai 94 centesimi all'origine a 2 euro e 80 al dettaglio, mentre per il melone abbiamo sborsato 1 euro al chilo al dettaglio, rispetto al prezzo d’origine di 45 centesimi. Il costo della lattuga di 1,22 euro al chilo, rispetto ai 22 centesimi all’origine, contribuisce decisamente allo svuotamento del portafoglio. Anche l’Istat aveva rilevato, già lo scorso marzo, che acquistare un chilo di frutta o verdura, a prezzo minimo, costa di più a Genova (media di 8,57 euro), rispetto a Milano (8 euro), Palermo (5,69) e Roma (5,56). E dalle località turistiche arrivano altre denunce: «Il caro-spiagge in Liguria - spiegano i responsabili di Federconsumatori Genova - ha assunto proporzioni assurde. Si stima che la riviera di Levante sia la più cara d’Italia, e Santa Margherita Ligure, dove un ombrellone e un lettino possono costare anche 200 euro la settimana, è in testa alla classifica». Stesso discorso per i generi alimentari che aumentano, in modo spesso ingiustificato, in periodo di vacanza, aggravando la spesa di genovesi e turisti, già bersagliati dal costo della benzina e delle tariffe Rc auto che sono sempre più salate. «Il dato Istat che fissa a 2381 euro la spesa media mensile a famiglia, con solo 73 euro di aumento rispetto al 2003, è ottimistico - spiega Furio Truzzi, presidente della Consulta Ligure dei Consumatori -. Secondo l’opinione delle associazioni dei consumatori, infatti, la maggior parte della spesa viene assorbita da bollette, mutui, rate e debiti vari. E l’aumento della media dell’indice generale dei prezzi dei primi 6 mesi del 2005, rispetto alle stesso periodo del 2004, è stato del 4,2%. Se non si troveranno rimedi urgenti al caro-vita, il 2005 si chiuderà con una forte riduzione dei consumi ed enormi danni all’economia». E, nel frattempo, i genovesi continuano, mugugnando, a mettere mano alle palanche.