«Caro Walter, sbagliato manifestare adesso»

da Genova

«Caro Walter, ma chi ce lo fa fare». Così si può riassumere il Marta Vincenzi pensiero. C’è un sindaco democratico, «la» sindaco per chi è di Genova, che la manifestazione del 25 ottobre proprio non la riesce a digerire, tanto da arrivare a prendere le distanze per dire che lei «non ci sarà». Rimarrà a presidiare il suo territorio, andando ancora una volta controcorrente. Ragionando secondo le sue intuizioni come ormai da diverso tempo sta facendo, «perché non è questo il momento giusto per andare in piazza a manifestare, la gente potrebbe non capire che cosa stiamo facendo».
Sindaco, la sua è una presa di distanza forte, perché è arrivata a questa decisione?
«Perché stiamo attraversando un periodo in cui serve unità nazionale. Le sembra questa la stagione giusta per le proteste? Tra il momento in cui era stata decisa la manifestazione e oggi si sono create delle condizioni per cui più che chiamare a raccolta le persone “contro” qualcuno o qualcosa, bisognerebbe chiamarle a raccolta “per”. Siamo di fronte a un cambio epocale. Bisogna utilizzare un atteggiamento più responsabile e, rispetto alle ricadute che questa crisi internazionale può avere nel Paese, dobbiamo creare delle proposte. Siamo il maggior partito di opposizione e abbiamo l’obiettivo di tornare al governo, non dimentichiamolo».
Il suo sembra uno smarcamento da Walter Veltroni.
«Assolutamente no. Non critico la sua leadership e il mio dissenso sull’operato di questo governo rimane assoluto. Però chi ogni giorno, come noi amministratori locali, sente le reazioni della gente a certi cambiamenti, capisce che non è idoneo andare in piazza e creare contrapposizioni ideologiche di cui nessuno sente il bisogno ora. L’atteggiamento di Berlusconi non ci aiuta, sia chiaro, ma tra le persone c’è paura: c’è chi vede il proprio stipendio perdere valore, chi i suoi investimenti andare in fumo, chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Tutto questo non è in sintonia con la manifestazione».
Non è l’unica nel Pd ad aver fatto questo ragionamento. Ma secondo lei perché emergono tutti questi dissensi e non siete riusciti a risolvere la questione in «camera caritatis»?
«Il Pd è un partito giovane con meccanismi da oliare. Va rafforzato, non possiamo pensare che tutto possa funzionare alla perfezione. Sono anche errori di carattere strategico che in futuro non saranno ripetuti. Ritengo che ci siano ancora i margini per risolvere il problema e dare un taglio diverso al corteo del 25 o addirittura annullarlo».
Pensa a un flop? In fondo se la gente non capisce, non aderisce neanche.
«Se verrà fatta è perché si avvertirà comunque la richiesta della gente. Le cose che non ci piacciono del governo Berlusconi sono comunque tante. Non penso che si vedrà una piazza semideserta, il fatto è che le esigenze per andare in corteo vanno riformulate».
Coglie una contraddizione tra la scelta del Pd di sostenere il governo sul piano della tutela per i risparmiatori e nello stesso tempo decidere di andare a manifestare?
«Infatti, è uno dei motivi per cui non ci sarò. Io spero ancora che ci siano i margini per una discussione su come affrontare il corteo del 25 ottobre e non credo di dire eresie quando sostengo che si possa anche cancellare questo appuntamento».
Non è la prima volta che dimostra di volersi smarcare da posizioni del suo partito rispetto alla politica nazionale, lo ha già fatto con il disegno di legge «anti prostituzione».
«Non è che condivida per filo e per segno la posizione del ministro Mara Carfagna, ma quando i problemi li vivi sulla tua pelle e devi rispondere direttamente ai cittadini, capisci che certi ragionamenti politici che non vanno al sodo lasciano il tempo che trovano».