Carole: «Vinco i processi ballando in aula»

La Bouquet: «Mi sono separata da Depardieu, ma l’amerò sempre. A Pantelleria mi sento come a casa»

Pedro Armocida

da Roma

Di una commedia a tutto tondo Carole Bouquet sentiva proprio la mancanza. «Gli uomini sono privilegiati, per le donne invece è difficile trovare una commedia scritta bene» dice l’attrice francese in un perfetto italiano senza indugiare in lamenti. Così in questa seconda giovinezza artistica («Mi sono sentita in bilico solo negli anni Novanta, quand’ero il volto di Chanel n°5: guadagnavo tanto che ho bocciato troppi copioni, finendo fuori dal giro»), vedremo la quarantottenne splendente attrice francese da venerdì nelle sale con Travaux - Lavori in casa di Brigitte Roüan. Una commedia in cui la Bouquet è un avvocato di grido impegnata nella difesa dei deboli, che ha una singolare arma segreta: le arringhe danzanti. Il disastro invece è in casa con un gruppo di imbranati operai immigrati alle prese con una ristrutturazione. «Un’esperienza tremenda anche sul set, abbiamo vissuto tra i calcinacci per un mese e mezzo» ammette Carole che ricorda sempre con grande affetto il suo esordio, quasi trent’anni fa, in Quell’oscuro oggetto del desiderio di Buñuel: «Per me quel ruolo è stato un grande regalo, mi ha dato serenità e sicurezza».
Si può raccontare l’immigrazione clandestina con una commedia musicale?
«Io trovo che sia il modo migliore per affrontare l’argomento, perché così non spaventa pubblico e politici. Il tesoro di questo film è la leggerezza. Così facendo si riescono a sensibilizzare molte più persone».
E gli stranianti siparietti danzanti? Non l’avevamo mai vista ballare...
«E infatti non è che abbia imparato a danzare. In verità mi sono ispirata ai movimenti dei clown».
La rottura con Gérard Depardieu (che ieri a Milano ha letto le Confessioni di Sant’Agostino) ha riempito i rotocalchi.
«Non voglio parlare della mia vita privata. Soprattutto per rispetto dei miei due figli. Comunque, come ho già detto, anche se la nostra storia è finita credo che ci ameremo sempre. Ci conosciamo da vent’anni e abbiamo condiviso tante cose. Non credo nelle coppie che cancellano il passato».
Ma intanto ha lasciato i ristoranti che gestiva con lui.
«L’ho fatto per mancanza di tempo».
È vero che l’ha mollato anche perché lui non amava l’Italia?
«Ma no, i motivi sono altri e Gérard, lo posso assicurare, ama molto questo Paese».
Lei di più però...
«Amo tutta l’Italia: Cortina, Vicenza, Parma, la Toscana, l’Umbria. Sono venuta la prima volta a quindici anni con mia zia a Venezia. Città splendida anche se oggi la trovo troppo nostalgica. Ma in particolare ho bisogno della luce del Sud e di Roma. Quando salgo sul Campidoglio e guardo la città, in una botta sola vedo la mia cultura, chi sono e da dove vengo».
E Pantelleria?
«Be’ lì ho proprio l’impressione di essere a casa. Alla mia età ho trovato me stessa: una francese nel cuore con abitudini italiane, anzi siciliane. Ecco le mie radici, non solo ideali. Faccio quello che produce la mia terra: vino, olio e capperi. Non avevo intenzione di darmi al commercio, ma la terra che ho rimesso a posto dopo tanti anni di abbandono è tanta che non posso fare olio e vino solo per me. Il vino si chiama Sangue d’oro, lo imbottigliamo ad agosto, vedremo... Vado lì tra qualche giorno».
Mancherebbe solo un amore italiano...
«In effetti ho tanti amici ma non ho mai avuto un amore in Italia, forse sarebbe pericoloso perché mi distoglierebbe dall’adorazione del Paese intero».