Carrà: "Torno in tv e muoio di paura, non posso sbagliare"

Il collaudatissimo programma rioarte domani su Raiuno con 13 serate abbinate alla Lotteria Italia. Raffa alla vigilia dell'ennesimo debutto: "Non sono un mito, però da me si pretende qualcosa di nuovo"

Roma - «C’è la teoria di Pippo Baudo e c’è la mia. Secondo Pippo la tv non bisognerebbe mai mollarla. Secondo me, invece, ogni tanto è meglio allontanarsene». Quale delle due filosofie mediatiche funzioni meglio, al lettore stabilirlo. Di certo, con la sua, la Carrà riesce a trasformare ogni sua apparizione in un ritorno. Cioè in un evento. Così, dopo due anni e mezzo di assenza, l’infallibile Raffa riesce a far parlare di sé riproponendo uno show su cui s’è già detto tutto il possibile. Potenza della popolarità. Perché ha voglia, lei, a sospirare «Non sono un’icona, né un mito, né un monumento». Cos’altro renderebbe possibile, altrimenti, il ritorno - da domani su Raiuno, per altre tredici serate ancora legate alla Lotteria Italia - dell’eterno Carramba! che fortuna? «Quando mi telefonò il direttore di Raiuno Del Noce chiedendomi di riprendere Carramba! e spiegando che aveva bisogno di un programma consolidato - racconta lei - io ho pensato: se me lo chiede Del Noce, che ha vinto sei stagioni di fila, devo fidarmi per forza. E ho risposto di sì».

Tuttavia è passato del tempo; il clima nel Paese è cambiato, è cambiata la tv. Lei crede che Carramba! saprà riflettere i tempi mutati?

«Ho pensato molto a questo. Ma il compito di Carramba! è quello di donare un po’ di leggerezza, un minimo di distrazione proprio da quei problemi. Perché tanto poi i guai della gente rimangono gli stessi; e non c’è programma tv che possa levarglieli».

Tutto come una volta dunque?

«Non proprio. Intanto manco da due anni e mezzo: non sono più allenata, nel frattempo ho fatto solo alcuni “speciali” in Spagna. Sto morendo di paura, le ultime notti le ho passate tutte in bianco. Detesto quelli che ad apertura di show dicono “sono tanto emozionato!”, ma sarà così, e allora i primi minuti, i più terrificanti, li esorcizzerò cantando una canzone. Poi Carramba! si presenta con alcune novità: la presenza di Gianni Boncompagni fra gli autori; quella di 40 bellissimi ragazzi, fra cui sarà ogni volta scelto il migliore, tramite televoto; maggior spazio allo spettacolo, oltre, naturalmente, ai nostri proverbiali “ricongiungimenti”. Nella prima puntata avremo come ospiti Giorgio Panariello e Renato Zero; e io canterò un “medley” di canzoni degli Abba, in quintetto con Alexia, Ivana Spagna, Marcella Bella e Fiordaliso».

S’era parlato anche di Fiorello, come ospite.
«Fiorello sta diventando un po’ capriccioso. C’è gran feeling fra noi; ma io non lo chiamo perché non mi va di sentirmi dire di no».
Cosa pensa oggi la gente di Raffaella Carrà?
«Vorrei saperlo anch’io. È il rischio calcolato della mia teoria: ogni volta che torno la gente viene spinta a chiedersi “cosa farà stavolta?”. Non so perché ma da me si pretende sempre qualcosa di diverso. Agli altri è concesso ripetersi, a me no. Quel che conta è fare nostre le idee. E io credo, modestamente, di esserci sempre riuscita».

La Carrà è una garanzia, dicono in Rai...
«Uffa, che noia questa storia! Non mi va di essere trattata da icona o da mito. Mandano sempre in onda quel Super Varietà, coi pezzi celebri del mio passato, mi sento tanto un monumento. E anche la storia dell’erede... che barba! Io non ho eredi perché ognuna di noi è se stessa, e dunque diversa. E poi di “presunte famose” ce ne sono pure troppe... ».

Cioè?
«Oggi una che sia appena un po’ famosetta subito si fa la manager, comincia a inaugurare discoteche o profumerie, non studia, non lavora più, e rimane per sempre quella che è. La tv dovrebbe curarli un po’ di più, i suoi nuovi idoli. Farli crescere, imparare, irrobustire».
E a proposito di crescere: cosa vuol fare da grande Raffaella Carrà?
«Esercitare sempre più la propria creatività. Recitando, ballando e presentando. E oggi scrivendo. La domenica su Raitre guardate Il Gran Concerto. È un programma scritto da me e da Sergio Japino, per avvicinare i piccoli (e con loro i grandi) alla musica classica, divertendoli. Questo vorrei continuare a fare. Divertire la gente».