Carra: «Chi lodava Bagnasco adesso lo vuole crocifiggere»

Il leader dei parlamentari «teo-dem» della Margherita: «Su di lui si scarica la delusione di quanti speravano che, uscito di scena Ruini, si cambiasse indirizzo»

da Roma

«Gli stessi che pochi giorni fa tessevano le lodi di monsignor Angelo Bagnasco ora sono pronti a crocifiggerlo».
Enzo Carra, leader del gruppo teodem della Margherita, tiene a specificare che non era presente durante il tanto criticato intervento del neopresidente della Cei e dunque non ne conosce il contesto ed il percorso logico.
«Monsignor Bagnasco ha fatto un ragionamento molto ampio, un discorso più vasto della sintesi che ne è stata tratta e dunque sarebbero comunque troppo semplicistiche sia la critica sia l’adesione», dice Carra che però ha un’idea molto chiara sul perché l’intervento di Bagnasco abbia provocato tanto scalpore.
Onorevole Carra una parte dei suoi alleati nell’Unione giudica il discorso dell’arcivescovo di Genova offensivo, addirittura insensato...
«Credo che su monsignor Bagnasco si stia sfogando la delusione di quanti speravano che, uscito di scena Camillo Ruini, la Cei cambiasse indirizzo. Ma la valutazione espressa prima da Ruini ed ora da Bagnasco sui Dico non è certamente un loro punto di vista personale ma la posizione ufficiale della Chiesa, certificata in numerosi documenti pontifici. Che cosa pensavano, che la Chiesa cambiasse idea? La nota era attesissima, si era creato un clima di benevola attesa da parte di chi si aspettava chissà quali cambiamenti e la delusione per loro è stata forte».
Nel centrosinistra la preoccupazione riguarda le scelte dei parlamentari cattolici che, dicono in molti, si farebbero troppo condizionare dai dettami del Vaticano.
«La nostra autonomia è fuori discussione. La nostra contrarietà al riconoscimento delle convivenze è sempre stata chiara ed esplicita da sempre. Da prima che la Cei si esprimesse in questo senso. I cattolici della Margherita, io insieme con i senatori Binetti, Bobba, Baio Dossi ed altri, abbiamo avuto un ruolo fondamentale nel riconoscimento anche da parte dello stesso Prodi che i Dico non sono una priorità nelle politiche del governo. Su questo terreno ci siamo mossi in piena autonomia sulla base delle nostre convinzioni».
Non si placano neppure le polemiche sulla partecipazione del governo al Family Day. Nella Margherita il vicepremier Rutelli e il ministro dell’Istruzione Fioroni continuano a punzecchiarsi perché il primo dice che sarebbe meglio non andare ed invece l’altro non intende rinunciare a manifestare per la famiglia.
«Sono contentissimo della partecipazione di Fioroni e vorrei ricordare che persino Anna Serafini (senatrice dell’Ulivo e moglie di Piero Fassino, ndr) ha avanzato l’ipotesi che l’Ulivo come gruppo prenda parte al corteo. Detto questo la manifestazione non è promossa dalla politica ma dalle associazioni cattoliche, dalla società civile. Dunque aderirvi è un fatto politico importante ma chi ci va lo fa a titolo personale. Non ci saranno bandiere di partito in quella manifestazione».
Comunque il segretario del Pdci Oliviero Diliberto definisce aberrante e imbarazzante che la sinistra partecipi al Family Day.
«Aberrante sarebbe che il centrosinistra fosse contro la famiglia. Insomma se c’è una parte politica attenta alle politiche sociali, ai bisogni delle classi meno abbienti. Una parte che da sempre rifiuta l’edonismo e l’individualismo, che vuole garantire ai più deboli i diritti che spettano loro quella dovrebbe essere proprio la sinistra».