Carra: "Santoro è un cannibale: la sua tv è sale sulle ferite"

Il membro della Vigilanza: "Per fortuna non era in onda negli anni del terrorismo: è pericoloso creare lacerazioni nel Paese"

Onorevole Enzo Carra, ha visto la puntata di «Annozero» sul terremoto in Abruzzo?
«Sì, l’ho vista. Devo dire che da un pezzo so a cosa vado incontro guardando le sue trasmissioni. Ma l’altra sera mi sono fatto una domanda che nessuno mi pare si faccia».
Quale domanda?
«Mi sono chiesto: ma che sarebbe successo se durante gli anni del terrorismo ci fosse stato Santoro in tv, sul servizio pubblico nazionale? Credo che quella mancanza di senso comune, del criterio di appartenenza ad una comunità nazionale, quell’ansia di doversi sempre cacciare in una posizione spesso lontana da quel che c’è nell’animo degli italiani, in certe circostanze possa diventare un pericolo».
Addirittura?
«Beh, una persona mite come il mio amico Mino Martinazzoli definiva le trasmissioni di Santoro “fumeria d’oppio”. Oggi mi pare che si sia passati ad altri tipi di sostanze eccitanti».
Sembra proprio arrabbiato.
«Sì, lo sono. So che mi attirerò dure polemiche dicendolo, ma sono già stato condannato da un tribunale della Repubblica dunque i santoriani possono essere contenti. E premetto che ovviamente sono per la libertà di espressione, e che penso sia giusto che ci sia chi fa giornalismo di denuncia e di inchiesta».
E quello dell’ultima puntata di «Annozero» non le è sembrato giornalismo di denuncia?
«Fomentare certe polemiche e timori con la gente ancora sotto le macerie mi pare più che altro cannibalismo, nutrirsi di carne umana. Usare la televisione per accendere nuove polemiche e aprire scenari fantasiosi e inquietanti non mi pare un buon servizio pubblico».
Non le sono piaciute le polemiche sui soccorsi?
«Senta, gli abruzzesi non sono un popolo particolarmente docile e sottomesso».
E questo cosa c’entra?
«Se ci fossero stati errori e inadempienze lo avrebbero saputo denunciare. Sui ritardi in Irpinia cadde un governo e poi un’intera classe dirigente. Abbiamo visto tante volte i politici contestati e fischiati, anche a cerimonie funebri. Invece stavolta tutti quelli che sono andati lì, da Berlusconi a Franceschini, sono stati accolti e non aggrediti. Ci sarà un motivo, no? Evidentemente in questo caso il governo, e la politica tutta, hanno dimostrato di servire a qualcosa, e nell’intero Paese è scattato un senso di solidarietà e di comunità nazionale che passa sopra ogni secolare divisione».
Ad «Annozero» si è parlato molto del mancato allarme, si è detto che il terremoto poteva essere previsto.
«Mi pare un argomento su cui nessuno ha risposte certe. Se ne potrà discutere a suo tempo, in sede scientifica. Ma parlarne ora e in questo modo non è umano, non fa bene alle vittime, aggiunge al dolore anche il sospetto e serve solo a creare lacerazioni, ad alimentare protagonismi e a spargere sale sulle ferite. Se proprio voleva farlo, Santoro avrebbe potuto almeno aspettare il giorno dopo i funerali».
Magari c’era la preoccupazione che un eccesso di solidarietà nazionale tra le forze politiche potesse appannare il ruolo critico dell’opposizione, e regalare il palcoscenico a Berlusconi.
«Berlusconi ha fatto benissimo a stare in prima linea, era il suo sacrosanto dovere. Nessuno si è mai lamentato che davanti a tragedie tremende, come l’alluvione di Firenze, destra e sinistra, giovani e vecchi si siano uniti per aiutare. A questi teorici dell’opposizione dura e continua vorrei ricordare che il Pci, ai tempi del sequestro Moro, predicò la massima unità nazionale. Tra fare l’opposizione e fare i killer c’è una certa differenza».