Carraro senza pace: c’è un filone napoletano

Marcello Di Dio

da Roma

Serietà, tempestività, serenità e rigore. Il presidente della Federcalcio Franco Carraro indica le quattro regole che il calcio applicherà nell’inchiesta sulle intercettazioni, inchiesta che partirà già martedì con le prime audizioni e che deve portare ai primi deferimenti prima del raduno della Nazionale, in programma il 22 maggio a Coverciano. Sono infatti 272, specifica Carraro, le pagine inviate dalla Procura di Torino alla Figc il 13 marzo scorso. «Non è detto che non si decida di procedere a stralci», ovvero a esaminare posizione per posizione. Con i funzionari della federcalcio destinati a essere i primi della lista degli interrogatori. Occhio anche alle altre indagini penali. Voci insistenti riferiscono che le intercettazioni torinesi sarebbero «acqua calda» in confronto a quanto appurato dai pm di Napoli (un anno di intercettazioni dalle quali emergerebbe uno scenario ancora più inquietante).
La nuova bufera che si sta affacciando sul calcio italiano fa rivivere al numero uno della Figc i tempi dello scandalo scommesse del 1980. «Il mio stato d’animo? Quello di milioni di tifosi: sconcerto, rabbia e tristezza - dice Carraro -. C’è molta amarezza, ma anche la consapevolezza che qualcuno può sbagliare perchè il nostro è un movimento che coinvolge parecchi interessi sociali ed economici. Dunque, gli errori possono esserci, l’importante è che si scoprano e si arrivi alle sanzioni». Perciò da questa nuova tempesta, è l’auspicio di Carraro, «bisognerà uscire al più presto con una ritrovata credibilità, dopo l’intervento della giustizia sportiva e il rapido cambio delle regole all’interno del calcio». Ma in via Allegri c’è voglia di fare in fretta, anche per una questione di immagine. Sottolineando ancora una volta che i giudici agiranno in piena collaborazione con le procure, da cui ci si attende «un aiuto per arrivare dove non si può». «I parametri del codice penale non coincidono sempre con quelli del codice di giustizia sportiva - sottolinea Carraro - spesso le sentenze dello sport sono state più severe di quelle della magistratura ordinaria».
Carraro non fa mai i nomi delle persone coinvolte nelle intercettazioni, anche se evidenzia che «nei modi giusti, e nel rispetto delle regole, una società può parlare con chi fa le designazioni, non esiste un divieto assoluto in tal senso». Commentando il silenzio di gran parte dei presidenti di club chiosa: «Se tacciono per fiducia e rispetto nella giustizia ordinaria è un fatto positivo». Dopo i dialoghi intercettati, l’opinione diffusa è che ci siano nel calcio italiano padroni occulti. «Non entro nel merito della questione», si defila il presidente della Figc che riesce a togliersi un sassolino dalla scarpa quando qualcuno gli chiede se si senta responsabile della gravissima situazione emersa: «Chi mi vedeva secondo certi schemi, ora si dovrà ricredere. Il quadro dimostra quanto fossi lontano da queste vicende». Come per dire: pensavate che io fossi colluso con Moggi e la Juve, si è dimostrato che non è così. Non era colluso ma ha fatto finta di niente, di sicuro. Il suo vice Mazzini non vuole saperne di dimettersi. Carraro non può spingerlo al passo ma ha deciso di «tagliarlo» dalla squadra dirigenziale azzurra del mondiale. «Ognuno ha la propria sensibilità, noi dobbiamo garantire che la federcalcio non venga coinvolta in polemiche» chiude Carraro. Dopo Pairetto («è un dato di fatto che non sia più designatore dal 1°luglio 2005», commenta Carraro), Mazzini: anche da queste parti cominciano a rotolare le teste.