Carretta in libertà vigilata, sterminò la famiglia

Il parmigiano che il 4 agosto 1989 uccise a Parma padre, madre e
fratello, reo confesso assolto nel 1999 perché incapace di intendere e
volere, è oggi sostanzialmente libero. Ferdinando Carretta rimarrà a vivere nella
comunità riabilitativa di Barisano (Forlì), dove da oltre un anno è
impiegato in una cooperativa della zona

Parma - Ferdinando Carretta è in libertà vigilata. Il parmigiano che il 4 agosto 1989 uccise a Parma padre, madre e fratello, reo confesso assolto nel 1999 perché incapace di intendere e volere, è oggi sostanzialmente libero. Carretta rimarrà a vivere nella comunità riabilitativa di Barisano (Forlì), dove da oltre un anno è impiegato in una cooperativa della zona. Carretta potrà cambiare residenza solo con l'autorizzazione del magistrato di sorveglianza. Ne ha dato notizia 'La Gazzetta di Parma'. La libertà vigilata arriva dopo sette anni e mezzo di ospedale psichiatrico giudiziario e uno e mezzo di 'licenza esperimento' nella comunità forlivese.

E' stato il magistrato di sorveglianza di Mantova, Marina Azzini, ad accogliere la richiesta di trasformazione della misura di sicurezza presentata per la prima volta dagli avvocati di Carretta, Marco Moglia e Gianluca Paglia. La decisione è stata presa al termine dell'udienza che si è tenuta nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), in cui Ferdinando era stato internato. Ferdinando Carretta fu trovato dai carabinieri nove anni dopo il delitto, nel '98, a Londra, dove lavorava come 'pony express', e confessò alle telecamere del programma di Raitre 'Chi l'ha visto?' di aver ucciso in casa i familiari e di averne occultato i cadaveri in una cava della provincia (i corpi però non sono mai stati trovati). Un anno dopo arrivò la sentenza del Tribunale di Parma, che lo assolse per totale incapacità di intendere e volere al momento del fatto, disponendone il ricovero nell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.

Dall' estate 2006 Carretta, che ha 46 anni, usufruisce di una licenza-esperimento in una comunità nel forlivese e lavora come impiegato in una cooperativa che gestisce i parcheggi di Forlì. Le sue vicende 'giudiziarie' però non sono ancora finite: davanti alla prima sezione della Corte d'Appello di Bologna è in corso il processo sull'eredità della famiglia, che vede parti contrapposte Ferdinando e le sorelle dei genitori di lui, Paola Carretta, che avviò la causa, e Adriana e Carla Chezzi (convenute). Il Tribunale civile di Parma, in primo grado, attribuì i beni di famiglia alle zie. Secondo il Tribunale, Carretta non aveva mai dato prova di voler accettare l'eredità entro i termini previsti dalla legge, cioé dieci anni. Carretta infatti non è mai stato dichiarato 'indegno' di ereditare, poiché è stato assolto dall'accusa di omicidio.

La sentenza civile a Bologna era attesa nei primi mesi di quest'anno, ma all'orizzonte ci sarebbe un accordo stragiudiziale. Nel 2006 Paola Carretta offrì metà del patrimonio familiare al nipote, che però rifiutò. I beni, denaro e due appartamenti (tra cui quello teatro della strage), sono stati valutati in circa 700.000 euro.