Carretta, niente eredità per il killer della famiglia

Nel 1989 uccise padre, madre e fratello: i giudici hanno detto no alla successione. Lui: farò ricorso. E presto tornerà libero

da Parma

Ha sterminato la sua famiglia eppure ne rivendica l’eredità. I giudici gli hanno dato torto. Ferdinando Carretta, l'uomo che nel 1989 uccise i genitori e il fratello a Parma, e che nove anni dopo, rintracciato a Londra, confessò l’omicidio, non avrà nulla. Almeno per ora. Lo ha stabilito con una sentenza pronunciata il 10 novembre scorso, ma depositata solo nei giorni scorsi, il giudice istruttore del Tribunale di Parma Gaetano Cicciò. È stata così accolta la richiesta presentata nel 2001 da Paola Carretta, assistita dall'avvocato Giovanni Bertora.
La zia Paola chiedeva che non venisse riconosciuto a Ferdinando il diritto all'eredità dei genitori sostenendo che per il nipote i termini di legge per la prescrizione (dieci anni) dovevano scattare a partire dal giorno del triplice omicidio, il 4 agosto 1989.
Ferdinando Carretta fu rintracciato a Londra nel novembre del 1998 e nel novembre dell'anno successivo fu assolto dalla Corte d'assise di Parma perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Fu poi internato nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e nel febbraio del 2004 ha ottenuto la semilibertà.
Ora Ferdinando ha annunciato di voler ricorrere in Appello. «Non mi rassegno, l'eredità è mia», ha detto ai suoi avvocati Marco Moglia e Gianluca Paglia. Che spiegano: «A questo punto cercheremo di contrastare la sentenza di primo grado, che è del tutto incoerente, chiedendone la riforma integrale».
Il patrimonio, due appartamenti di cui uno quello del massacro, in via Rimini, e contanti per poco più di centomila euro, dunque, almeno per ora resta sotto la tutela dell'autorità giudiziaria.
Ferdinando Carretta «è indegno di accedere all'eredità», tuona Antonio Di Pietro, oggi presidente dell'Italia dei Valori, ma soprattutto ex pm. Proprio lui sedici anni fa indagò sulla sparizione della famiglia Carretta. «Ritengo che per una questione di dignità personale, Carretta nemmeno avrebbe dovuto fare la richiesta di avere i beni di famiglia. Lo dice una norma e ne sono fortemente convinto: chi ammazza è indegno di accedere all'eredità». Del resto, aggiunge ancora l'ex magistrato, «se passasse un principio di questo tipo avremmo l'assurdo che lo Stato finirebbe per avallare il diritto all'eredità per chi ha ucciso colui dal quale doveva ereditare».
Successioni a parte, su Carretta resta ancora in sospeso la più importante delle questioni, legata al fatto che Ferdinando presto dovrebbe uscire dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. L'8 dicembre, infatti, è scaduto il termine fissato dal magistrato di sorveglianza per la fine dell'internamento che si è protratto più del dovuto. «Speriamo che Ferdinando torni libero in tempi rapidi», dicono i legali.