Carrey: «Un film per dire di sì alla vita»

RomaL’idea sembra banale ma a ben vedere rivoluzionaria. Cosa potrebbe succedere alla nostra vita se rispondessimo con un sì a qualsiasi sollecitazione o domanda? È ciò che s’immagina lo scrittore Danny Wallace nel suo libro Yes Man (Mondadori) ora trasformatosi nell’omonimo film diretto da Peyton Reed e interpretato da uno dei re della commedia «made in Usa», Jim Carrey. Che, dopo la recente incursione nel thriller con The Number 23, s’immerge totalmente in una commedia tutta tesa a esaltare le sue doti comiche e la sua inconfondibile mimica. La stessa di cui ha fatto sfoggio ieri a Roma per la presentazione di Yes Man che uscirà in Italia in 300 sale il 9 gennaio pochi giorni prima del fatidico 17, quando l’attore, canadese di nascita e reso universalmente noto da film comici come Ace Ventura: l'acchiappanimali, The Mask - Da zero a mito, Una settimana da Dio ma anche drammatici come The Truman Show, compirà 46 anni.
Così, dopo aver abbozzato su un foglio un volto di contentezza e averlo posto davanti al suo salutando con la manina, ha subito scherzato con chi gli chiedeva conto di quanti sì avesse detto nella sua di vita: «Circa 795mila sì e 5 no. Ho dovuto dire di sì a tante cose, come il cambio di sesso che però alla fine non è stato inserito nel film». Più che un inizio d’incontro stampa, una vera e propria performance sul genere di quelle famose al David Letterman Show. Ma poi, visto che il tema profondo del film è, appunto, profondo, ha iniziato a ragionare: «Come il protagonista del film anche a me è capitato di mettermi da parte, non rispondendo più agli inviti degli amici. Quando ti senti a pezzi non vuoi far vedere agli altri il tuo stato d'animo. Conosco tante persone che evitano così la vita. È un modo per cercare di sfuggire alle responsabilità. Ma è tanto diffuso che io gli Usa li chiamo Stati Uniti dell'Evitamento. Yes Man è però un film sullo scegliere la vita ed è stato questo che mi ha spinto ad accettare».
Jim Carrey è infatti Carl Allen, un uomo un po’ depresso dopo che la fidanzata l'ha lasciato. Risponde di no a tutti, agli amici che cercano di farlo uscire di casa come ai poveretti in cerca di un prestito presso la banca dove lavora e in cui usa solo il timbro «respinto». Casualmente un giorno si trova a un seminario condotto da un guru (splendidamente interpretato da Terence Stamp) che invita tutti a dire sempre e solo di sì. Una volta scatenato, il potere del «sì» inizia a trasformare la vita di Carl in modo straordinario e inaspettato facendogli ottenere promozioni sul lavoro e aprendo le porte alla bella storia d’amore con Allison (l'interessantissima attrice e cantante Zooey Deschanel). Ma dire sempre di sì può portare anche a situazioni imprevedibili, complicate e comiche...
Anche io - ammette Jim Carrey - sono andato a questo tipo di seminari. Non me ne vergogno. Credo che sia utile guardare in tutte le direzioni possibili. Di guru come nel film ce ne sono parecchi, alcuni sono fantastici perché hanno le risposte a tutto. Purtroppo si tende a deificare chi ti dà il messaggio e non il messaggio stesso. Ora riesco a gestire abbastanza bene questo viaggio pazzesco chiamato vita che però, è bene ricordarlo, non può essere esente dal dolore». Chissà che non stia pensando ai suoi due matrimoni finiti male, intanto però si sorprende per una coincidenza: «Mentre lavoravamo sulla sceneggiatura di Yes Man, un anno e mezzo fa se n’è uscito Obama con il suo “Yes we can”».
L'attore che, dopo Yes Man ha già interpretato altri due film, A Christmas Carol di Robert Zemeckis (tratto da Il canto di Natale di Dickens e realizzato con la tecnica di animazione «performance capture» come The Polar Express con Tom Hanks) e I Love You Phillip Morris di Glenn Ficarra e John Requa («interpreto un detenuto innamorato del compagno di cella. Un film sorprendentemente romantico con Ewan McGregor che bacia alla grande»), ha però un sogno nel cassetto, lavorare con Benigni: «L’ho incontrato più volte e sono rimasto colpito dalla sua gioia pura, è un talento fantastico».