Una carriera costruita sulla bufala

Per tutti è il procuratore pizzaiolo, in realtà è il gran capo della Sportman, sede a Montecarlo, filiali in Brasile, Olanda e Repubblica Ceca, procuratore di Ibrahimovic, Maxwell, Nedved. Mino Raiola, campano, 41 anni, è finito a Harleem praticamente appena nato, i suoi avevano aperto lì un ristorante, voleva fare il calciatore, in Olanda lo chiamavano il piccolo Rivera ma lui tifava Napoli, si faceva arrivare i giornali sportivi insieme alle mozzarelle e sognava di diventare un grande dirigente. Ci provò con Ferlaino al quale promise forti sconti su qualunque campione olandese volesse portare al Napoli, l’ingegnere gli chiese Bergkamp, Dennis andò all’Inter e la carriera partenopea di Raiola finì lì. Ma si era aperto un varco. Adesso è uno che sa fare il suo mestiere alla grande. Se Mendes può vantarsi di avere in scuderia l’allenatore con l’ingaggio più alto, Raiola può ribattere con Zlatan Ibrahimovic, 11 mln di euro a stagione, solo Ricardo Kakà se avesse accettato i 15 mln dei Citizen lo avrebbe potuto superare. Prima ancora aveva fatto di Nedved il calciatore più pagato d’Italia. Un vanto in una carriera che l’ha visto al centro di gaffe straordinarie, iniziata proprio con Ibra all’Ajax, quando lui era già procuratore di Maxwell. A pochi mesi dal trasferimento all’Inter, Raiola nel tentativo di accattivarsi le simpatie del nuovo club, disse che Ibra se ne sarebbe andato dalla Juventus anche se non fosse esplosa Calciopoli: «Andai da Moggi e gli dissi che Milan e Inter volevano Ibra. Moggi mi rispose di portargli più soldi di quanto aveva incassato per Zidane, voleva almeno 150 mln di euro. Alla fine l’Inter lo prese per 26 mln, ma potevamo rescindere il contratto dopo lo scandalo di Moggiopoli». Un’uscita che scatena il finimondo. Allora rivela che anche il Real gli aveva chiesto Ibra: «Lo voleva a costo zero e poteva anche ottenerlo, ma noi facemmo gli interessi della Juve», una precisazione che peggiorò la faccenda. Per mettere tutto a posto tirò in piedi l’operazione Pavel Nedved all’Inter, un’altra botta, il ceco minacciò di ricusarlo, allora Raiola si affrettò a spiegare che era tutto un equivoco. A Moggi poi aveva dato la sua parola che gli avrebbe portato Amantino Mancini. Lui e Emerson lo invitarono a Torino, gli fecero girare la città, gli promisero di portare il mare anche lì ma non ci fu verso. Allora Raiola disse a Moggi che quello non era un vero uomo ma ne aveva un altro più forte, uno da Juve, Hossam Mido: «Adesso gli faccio fare un gran casino e lo libero dalla Roma». Vera o non vera, ma ci sarebbero delle intercettazioni a testimoniarlo, adesso dicono stia facendo nuovamente danni con Ibra, in un susseguirsi di comunicati e smentite da far girare la testa. Per difendere Maxwell ha attaccato un altro suo assistito, Ibrahimovic: «Se non ti chiami Ibra, all’Inter con Mourinho sei finito», poi per screditare José rivela che l’allenatore dell’Inter stressa continuamente di telefonate Florentino Perez per andare al Real e portarsi dietro Ibra. Però Mino è in gamba, sarà un pizzaiolo o quello che si vuole, ma quando siede a un tavolo non si alza finché non è arrivato alla cifra che ha in mente. È il suo lavoro.