La carriera di Cucchi, dall’Ulibo agli 007

Gian Marco Chiocci

da Roma

«I nuovi direttori dei servizi segreti sono stati scelti fuori da cordate e giochi politici». Detto, fatto. Altra smentita. Dopo un curriculum all’insegna dei governi di centrosinistra (consigliere militare prima di Prodi, poi di D’Alema, quindi di Parisi) una serie di frequentazioni non proprio «neutre» (consulente e relatore a più incontri e convegni dei vertici della Margherita nel 2003 dove si è detto contrario - secondo Cossiga - all’intervento militare italiano in Irak) e un incarico di prestigio nella società Nomisma fondata dal Professore (è a capo dell’Osss, Osservatorio scenari strategici di sicurezza) il nuovo direttore del Cesis, Giuseppe Cucchi, ricopre un ruolo di primo piano nel progetto politico che sta alla base del nuovo Partito Democratico. Il suo nome, infatti, compare tra i docenti ed «esperti» dell’Ulibo, l’università libera di Bologna che nel nome volutamente ricorda l’Ulivo e che nelle intenzioni - a leggere Repubblica del 20 agosto scorso - si propone «di formare i quadri del futuro PD, e dopo la benedizione di Romano Prodi ha ottenuto anche l’incoraggiamento della Quercia e della Margherita».
Per i non addetti ai lavori la novella Frattocchie nasce - come da statuto - all’indomani delle ultime elezioni politiche «su iniziativa di Filippo Andreatta, Massimo Bergami, Maurizio Sobrero e Salvatore Vassallo (uno dei saggi chiamato a stilare il manifesto del PD, ndr) alcuni degli animatori del sito-rivista www.governareper.it, voluto, all’inizio del 2005, da Arturo Parisi per contribuire alla elaborazione del programma elettorale di Romano Prodi». Con la costituzione di questo ateneo politico «si è progressivamente formata una ampia comunità di esperti che condividono una forte passione civile, il convincimento che l’Ulivo rappresenti una delle più importanti e feconde innovazioni della politica italiana del dopoguerra, la disponibilità a spendere le proprie competenze e parte del proprio tempo per promuovere, sul piano culturale, l’affermazione di una efficace democrazia governante nel nostro Paese. Ulibo è il contributo che questa comunità di esperti offre a sostegno del progetto del Partito Democratico».
Tra le persone chiamate a offrire il proprio sostegno all’ambizioso progetto c’è, per l’appunto, il neocoordinatore degli 007 «scelto - dice Prodi - fuori da cordate e giochi politici». Eppure nella scuola-quadri dell’Ulibo sponsorizzata dal consigliere economico (dimissionario) del premier, Angelo Rovati, il generale-professore Giuseppe Cucchi è nella stessa barca degli sponsor del nuovo soggetto politico: da Gad Lerner a Luigi Spaventa, da Michele Salvati a Pietro Scoppola, da Franco Bassanini a Leopoldo Elia, quest’ultimo già relatore assieme a lui, al vicepresidente dei deputati della Margherita, Franco Monaco, e ad Oscar Luigi Scalfaro a un convegno su «pace, guerra e ordine internazionale» organizzato il 17 febbraio 2003, ovviamente, dalla Margherita. Nella lunga lista degli esperti di Ulibo figurano anche consulenti di Nomisma (da Piera Magnatti a Alessandro Politi) e stretti consiglieri di Prodi (Alessandro Ovi, suo braccio destro ai tempi della presidenza della Commissione Europea).
Viste le ultimissime novità c’è da capire se il prossimo 27 novembre il neo direttore del Cesis parteciperà alla prima riunione dei docenti «che - come riporta sempre Repubblica - vedrà la partecipazione del fondatore dell’Ulivo e il grande teorico del Partito Democratico: Arturo Parisi» collega di corso ai tempi della Nunziatella, collega di Cucchi anche all’università dell’Ulivo-Ulibo, collega di Amato nel Consiglio dei ministri che ha deciso la nomina del generale a coordinatore di tutti i servizi segreti. Come se non bastasse, i preziosi interventi del generale Cucchi sono ben rintracciabili nel sito creato dal non ancora ministro della Difesa per la campagna elettorale del non ancora premier. Un sito politico che più politico non si può. «Gli aggiornamenti per il momento sono sospesi» è scritto nella home page di www.governareper.it. Forse sarebbe il caso di cancellare anche i cinque file che a pochi giorni dal voto portavano al generale amico, quello prescelto da Prodi, e da Parisi, perché «fuori da cordate e giochi politici».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it