Il Carroccio imbarca gli operai e battezza Bossi jr in fabbrica

Al tornio si continua a lavorare, mentre sul palco piazzato in mezzo al capannone parlano i candidati. E alla fine gli operai dell’azienda si uniscono alla foto-ricordo. Per presentare le sue liste, la Lega sceglie una fabbrica di Segrate che esporta in tutto il mondo i suoi prodotti di meccanica di precisione, la Darimec. E non è una scelta a caso. «Puntiamo su lavoro, impresa e famiglia. Non abbiamo certo paura di sporcarci le mani», spiega Andrea Gibelli, vicepresidente in pectore della Regione.
Il Carroccio dunque dà per acquisito il tema dell’immigrazione, e anche il consenso che frutta, e punta sulla difesa delle piccole aziende: «Rappresentiamo i padani, di destra o di sinistra non importa - sintetizza il capodelegazione leghista nella giunta uscente del Pirellone, Davide Boni - siamo una forza territoriale che va oltre gli schieramenti». E le sensazioni dei leghisti confermano quello che i flussi elettorali dei politologi hanno rilevato nelle ultime tornate elettorali. «Giochiamo su tutti tavoli - osserva Boni - gli operai ci chiamano, e ci ricevono. Della sinistra e degli operai non si fidano più».
«Siamo noi quelli che stanno più vicini al mondo operaio - ha detto anche il segretario lombardo Giancarlo Giorgetti - perciò abbiamo voluto mostrare i nostri candidati in mezzo alla gente che lavora». Da presidente della commissione Attività produttive della Camera, Gibelli snocciola le proposte: «Delocalizzare le strutture a servizio delle piccole imprese, puntare su politiche fiscali e di innovazione per i distretti e sulle reti d’impresa. I piccoli resistono alla crisi, lo ha visto anche l’Europa».
E una Lega così, che nelle piccole imprese parla agli imprenditori come agli operai, punta ad allargare il recinto sociale del centrodestra, scavando il terreno sotto i piedi alla sinistra, e ambisce addirittura ad accorciare le distanze sul Pdl: «Una sana competizione» la chiama Gibelli, che sente in giro «tanta voglia di votare Lega», parla di «un consenso enorme», e rassicurando gli alleati-concorrenti («non deve spaventare») intanto avverte, parlando della giunta: «Il consenso peserà, i voti si tradurranno in una rappresentanza adeguata. Non parlo di posti, ovviamente - assicura - ma di forza di far passare i nostri temi».
Temi come la sicurezza: «A Milano, dove abbiamo avuto meno forza - l’esempio di Boni - vengono fuori i problemi di sicurezza che vediamo». Ma la priorità, ora, è mettere al sicuro il risultato. «Nell’ordine - sintetizza Boni - battiamo la sinistra e competiamo col Pdl. Ma la sinistra è già battuta».
Oltre a Gibelli, il Carroccio schiera nel listino Giulio De Capitani, Cesare Bossetti, Monica Rizzi, Luciano Bresciani e Mario Cavallin. Nelle liste provinciali, a Lecco corre Stefano Galli e a Milano - oltre a Boni - Massimiliano Orsatti e Massimo Zanello, in lista anche a Monza. A Brescia tutti nomi nuovi, compreso il figlio del leader della Lega Nord Umberto Bossi, Renzo. «Papà mi ha detto se vuoi correre, corri - ha detto Renzo - io non ti do nessun altro consiglio». «Io - la sua richiesta - voglio essere considerato un candidato come tutti gli altri. Sto facendo comizi in mezzo alla gente, senza neppure avvisare i giornalisti, perché è con la gente che voglio parlare».