Il Carroccio non scarica Fazio e tifa Silvio Malumori per la sfiducia al Governatore. Bossi: «Ora i centristi la facciano finita». Cota: «Il nostro candidato resta Berlusconi»

«Mi aveva prospettato meno spese per la giustizia ma anche assicurato risorse per nuovi posti nelle carceri»

Adalberto Signore

da Roma

Che le cose stessero andando in un certo modo, Umberto Bossi lo sapeva già dalle prime ore della mattina. E così, nel vertice che si è tenuto verso mezzogiorno nella villetta del Senatùr a Gemonio, pochi chilometri da Varese, lo stato maggiore della Lega ha messo sul tavolo pregi e difetti di un’intesa che Silvio Berlusconi aveva già definito «molto vicina». E se è vero che su un piatto della bilancia pesano fin troppo la scomunica del premier a Antonio Fazio e il via libera a un confronto sulla premiership, dall’altra parte c’è pure da soppesare con cura il ritorno di Giulio Tremonti al ministero dell’Economia e le garanzie incassate (questa volta anche dall’Udc) sull’ultimo passaggio parlamentare della devoluzione (alla Camera a ottobre e poi al Senato).
Insomma, in fondo - è il ragionamento che ha fatto qualcuno dei convitati di Gemonio - non va poi così male, anche perché - spiega Bossi - «d’ora in poi l’Udc dovrà farla finita». Anche se - è l’obiezione di altri - «non si può andare avanti a fare politica a forza di aggiustamenti, servono segnali chiari e precisi». «E poi - dice più d’uno dei presenti - ci mancava pure che non votassero la devoluzione... ». La partita, però, si può ancora giocare al vertice della Casa delle libertà in programma alle cinque a Palazzo Chigi. E lo stato maggiore della Lega riunito al gran completo a Gemonio - ci sono Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti - lascia Bossi con la speranza di riuscire a limitare i danni. E l’unica battuta che si lasciano sfuggire i colonnelli del Carroccio è di Maroni. «È importante - dice il titolare del Welfare - che sia nominato un ministro subito e che sia un politico». «Questa - gli fa eco da Roma il capogruppo alla Camera Andrea Gibelli - potrebbe essere l’occasione per rilanciare la coalizione».
A Palazzo Chigi il vertice va secondo le previsioni peggiori: il governo scarica Fazio, Tremonti torna al ministero dell’Economia e l’Udc incassa le primarie. Insomma, per la Lega gioie e pure qualche dolore. Gioie perché se pure negli ultimi tempi i rapporti si erano un pizzico raffreddati causa le divergenze su Fazio, Tremonti è sempre rimasto nel cuore di Bossi. Profetica neanche una settimana fa la sua replica sul Monviso a chi gli chiedeva dei dissapori tra Domenico Siniscalco e il governatore. «Il ministro dell’Economia? Chi - aveva risposto ridendo - Tremonti?». Un segnale che evidentemente le dimissioni erano nell’aria. Tra le gioie vanno annoverate pure le garanzie avute sulla devoluzione. Anche se - si obietta a Gemonio - «il federalismo non è un accordo di oggi ma del 2001».
Quel che davvero non va giù al Carroccio, invece, è la scomunica a Fazio. «Da un giorno all’altro - avrebbe detto Calderoli al premier dopo il vertice della maggioranza - ci hai lasciato in fuorigioco». Insomma, se ancora ieri mattina (in un’intervista alla Stampa) Maroni paragonava il governatore a San Sebastiano («merita più rispetto»), ventiquattr’ore dopo Berlusconi lo metteva all’indice. E se è vero che Bossi non ha mai omesso di dire che «su Bankitalia l’ultima parola sta al premier», a via Bellerio fanno notare come «il Cavaliere non ci ha neanche dato il tempo di cambiare strategia». Più digeribili, invece, le primarie. La Lega è contraria («così sprechiamo solo energie - dice il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota - proprio quando dovremmo tirare la volata sui problemi serie del Paese, non si può fare sempre la politica degli equilibri»), ma non avendo alcuna intenzione di presentare un suo candidato («il nostro resta Berlusconi», dicono Calderoli e Cota) non si sente poi così coinvolta nella querelle.
Una soluzione agrodolce, dunque, ben riassunta dalla dura presa di posizione di Calderoli: «Su Fazio il premier ha espresso sue valutazioni personali che non ci trovano d’accordo. E poi il governo si è già pronunciato». Insomma, se la questione tornasse in Consiglio dei ministri la Lega è pronta ad alzare le barricate. «Le primarie - aggiunge - sono una bufala, ma se Berlusconi le ha accettate rispettiamo la sua scelta. E nel caso il candidato premier non sia lui, la Lega rifletterà se sostenerlo o no».