Per il Carroccio la partita è appena incominciata

Bossi: «Mirano a noi per colpire il Cavaliere». Castelli: «Questione più grande, serve un segnale forte»

Adalberto Signore

da Roma

Sono davvero poche parole quelle con cui Umberto Bossi commenta l’ultimo atto del caso Bankitalia. Ma abbastanza per leggerci in controluce una sorta di ultimo attestato di stima verso Antonio Fazio. «Una scelta giusta - si limita a dire il leader della Lega - è una scelta che merita rispetto». Insomma, bene le dimissioni del Governatore (che, confida ai suoi, «ormai erano inevitabili») ma anche apprezzamento per il gesto fatto. Una posizione che sintetizza lo stato d’animo della Lega, critica verso Fazio sui crac Cirio e Parmalat, ma da sempre schierata al suo fianco nella difesa di quel progetto della banca del Nord che tanto piace a Bossi. Una sintonia, quella tra il Governatore e il Carroccio che ha il suo anello di congiunzione in Gianpiero Fiorani, l’uomo che con la sua Banca popolare di Lodi nel 2004 rilevò la Credieuronord (la banca della Lega commissariata per perdite di circa otto milioni di euro). Lo stesso che questa estate aveva lanciato l’Opa di Bpi su Antonveneta, fusione che se fosse andata a buon fine avrebbe dato vita a uno dei più importanti gruppi bancari del Nord-est. Ed è questa, hanno più volte spiegato i vertici del Carroccio, la ragione per cui abbiamo sempre difeso Fiorani e Fazio. Un concetto ribadito ancora ieri dal sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota che ai microfoni di Radio Padania ha tratteggiato così il successore: «Il Governatore che verrà spero sia in grado di capire l’importanza di una banca del Nord come di una del Sud. Insomma, di istituti di credito radicati sul territorio che conoscano le esigenze delle realtà produttive con cui hanno a che fare».
Così, non è un caso che anche il ministro del Welfare Roberto Maroni, pur prendendo le distanze da Fazio, non accolga con particolare entusiasmo la notizia delle sue dimissioni: «Se lo abbiamo scaricato? Non possiamo scaricare chi non abbiamo mai caricato. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà più facile decidere in Consiglio dei ministri, senza la necessità di prendere un provvedimento che serva a licenziare qualcuno». Altrettanto cauto Roberto Castelli. «Le dimissioni - dice il ministro della Giustizia - sono una questione a 360 gradi ma Fazio è solo uno degli aspetti: la partita è molto più grande, è su chi in Italia prende le grandi decisioni». E ancora: «Io auspico che la politica sia forte e autorevole affinché tenga le posizioni che la Costituzione gli dà. È un discorso un po’ criptico ma chi vuole intendere...».
Insomma, secondo il Carroccio la partita è appena cominciata. E - è questo uno degli aspetti che più preoccupa Bossi - il problema è che i principali giocatori siano le Procure. Lo dice a chiare lettere Castelli: «Mi spiace che questa partita l’abbia giocata in modo preponderante la magistratura, perché in un Paese normale queste partite dovrebbe giocarle il mercato o il potere politico». Parole che riassumono quanto ha confidato Bossi ai suoi dopo che qualche giorno fa Repubblica ha parlato di un presunto coinvolgimento di Roberto Calderoli nelle operazioni di Fiorani («fango su fango», l’ha definito il ministro delle Riforme che ha annunciato querela). «Serve cautela - il consiglio del Senatùr - perché qui ci vogliono mettere in mezzo. Siamo la forza del cambiamento, l’alleato più fedele di Berlusconi. Mirano a noi per colpire lui».