Il Carroccio spingeva, ora fa come il gambero

di Riccardo De Corato*

Con la proroga al 31 gennaio delle ordinanze vigenti in via Padova e Corvetto il Comune conferma l’obiettivo di migliorare la sicurezza urbana in alcune aree critiche contrastando il degrado di stabili-dormitorio occupati da clandestini e anticipando gli orari di chiusura di alcune limi­tate categorie commerciali. Su questo secondo aspetto è bene chiarire che il cuore dei provvedimenti sono le regolamenta­zioni orarie per alcune attività etniche che finora potevano stare aperte 24 ore su 24: centri massaggi, phone center, inter­net point. O altre, dai kebab che a ora tarda attraggono crimina­­lità, agli autonegozi che vendono alcol a tutte le ore. E i dati lo confermano, visto che il 75% delle violazioni riguarda queste attività e la vendita di alcol. La polemica sollevata dalla Lega sul presunto danno delle attività commerciali degli «italiani onesti» è pertanto priva di fondamento. Perché di fatto gli eser­cizi interessati sono quelli che hanno goduto di deregulation. L’improvviso mal di pancia per 2 ore dianticipo della chiusura delle discoteche è fuori luogo. La serranda alle 3 non è certo da «coprifuoco»:ilocali aperti all’alba generano problemi di sicu­rezza. Del resto solo il 29 maggio scorso Matteo Salvini sposa­va con entusiasmo l’estensione delle ordinanze dopo via Pado­va e Sarpi. «Abbiamo già pronta quella per il Giambellino». E poi via a citare Gratosoglio e altri quartieri da «riconquistare». Il Carroccio prosegue pertanto a passo di gambero. L’ultima inversione a «u» è che bisogna colpire solo le attività etniche. Una boutade. Se abbiamo finora vinto i ricorsi al Tar è perché l’impalcatura dei provvedimenti era ispirata a misure non di­scriminatorie. E se al Corvetto (a differenza di corso Lodi) il provvedimento non comprende le discoteche è solo perché lì non ce ne sono. Punire solo le attività non italiane è anticostitu­zionale e non reggerebbe all’esame del Tar.
*Vicesindaco di Milano