Il Carroccio in tilt per l’elezione del segretario imposto dal capo

RomaCi si aspettava qualche azione di disturbo, ma non il caos. E tantomeno un inedito storico: Bossi contestato, dai militanti leghisti, nella sua Varese, al grido (bossiano) «libertà, libertà». Scene dell’altro mondo, presenti tutti i big della Lega lombarda, con l’eccezione di Calderoli: Roberto Maroni, Giancarlo Giorgetti, Rosy Mauro, Marco Reguzzoni, Andrea Gibelli. All’Ata Hotel di Varese va in scena il congresso provinciale di Varese, quartier generale del Carroccio. La premessa è che i due candidati (Leonardo Tarantino e Donato Castiglioni) con circa il 75% dei voti sono stati pregati di ritirarsi, dopo l’investitura ufficiale di Umberto Bossi per Maurilio Canton, indicato dal cosiddetto «cerchio magico». Trecento delegati in rappresentanza di diecimila iscritti nelle sezioni, chiamati a «ratificare» la decisione del capo. Qualche anno fa sarebbe stato eseguito in silenzio l’ordine, ora no, le cose sono cambiate nella Lega e si va anche contro il capo. Che ha parlato all’assemblea, si dice (nessun giornalista ha avuto il permesso di entrare) con pochi applausi. Poi, la maggioranza dei delegati ha chiesto il voto, anche se c’era un unico candidato. Perché? Perché lo statuto della Lega prevede un quorum, del 50 più uno dei voti, per essere eletto segretario provinciale (circa 150 voti, irraggiungibili per l’uomo di Bossi). Allora il presidente del congresso, Andrea Gibelli (vicepresidente della Lombardia), ha proposto l’acclamazione. Lì è successo l’imprevisto. I leghisti hanno cominciato a urlare, all’indirizzo di Bossi, «vogliamo votare! voto! libertà!». Maroni ha chiesto di seguire la volontà della maggioranza: «Li senti? vogliono votare...». Ma non c’è stato verso. L’«acclamazione» (un gruppo di voci che hanno risposto «sì» alla domanda di rito, sommersi da quelli contrari) ha decretato Canton nuovo segretario, mentre sei membri su nove del nuovo direttivo sono espressione della maggioranza contraria. Cioè: ci saranno presto problemi (mentre a Padova si discute del commissariamento del provinciale di Verona, tosiano). Bossi ha liquidato le contestazioni come una cosa «organizzata» da qualche «fascista del Msi». Ma c’era bisogno di «aria nuova, volevo sciogliere questo pasticcio». Altri delegati escono dicendo tutt’altro: «È stata la pagina più nera per la Lega».