Il Carroccio a valanga: vince e raddoppia

La Lega sfonda al Nord ed esclude ogni frizione con gli alleati. Bossi: "Silvio è un amico, rispetteremo i patti. Il primo atto del prossimo governo sarà il federalismo fiscale". E si propone come ministro

«Abbiamo preso l’otto per cento a Torino, la città di Fassino... ». Ride Umberto Bossi, commentando i risultati del voto, prima di andare ad Arcore a festeggiare (e fare la squadra) con Berlusconi. La Lega ha fatto il botto, raddoppiato le percentuali del 2006 ed è tornata a numeri che ricordano il vento del Nord anni Novanta. Ancora una volta il Senatùr è riuscito a intercettare il voto antipolitico e anticasta, anche se lui non si sente un contestatore e promette una gestione responsabile del consenso ricevuto dagli elettori: «Il voto per la Lega è di proposta e non di protesta. La gente ci vuole bene e ci ha scelto perché possiamo andare avanti con le riforme. Abbiamo la forza di farle anche senza il Pd. Il primo atto di governo sarà il federalismo fiscale». Continua con una battuta: «Pensare che avevo deciso di fare politica per non lavorare. E invece...». È pronto a tornare a Roma, nel ministero che è già stato il suo, quello delle Riforme. «Non so ancora, ma spero di sì» risponde a chi glielo chiede.

A Milano il Carroccio è quasi al 12 per cento e in Lombardia al 21, in Veneto addirittura al 26. In città come Varese, Como, Vicenza e Verona viaggia tra il 30 e il 40 per cento dei voti. Persino a Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia ai confini di Milano, è passata dal 5 al 10 per cento, facendo vincere il centrodestra. Raddoppia in Liguria (è al 6,6%), tradizionalmente una regione di sinistra, e nella rossa Emilia Romagna arriva al 7,7. In Piemonte, forse la sorpresa maggiore, il partito di Bossi si attesta sul 13 per cento.

«Sapremo dettare legge a Roma» promette in via Bellerio Mario Borghezio. Più pacato, ma altrettanto deciso, Roberto Cota, segretario della Lega Nord Piemont: «Ci è arrivato un mandato preciso per il federalismo, le infrastrutture, la sicurezza e il controllo dell’immigrazione ». I numeri che arrivano dalle urne raccontano una Lega che sarà in grado di dire la sua, in particolare al Senato dove i parlamentari lumbard avranno un grosso peso nel determinare le maggioranze. Bossi promette di non volerne approfittare e esclude contrapposizioni con l’alleato Silvio Berlusconi. Anzi, alla fine della giornata elettorale è andato a festeggiare proprio a Arcore con Roberto Calderoli, in una riedizione della consuetudine dei lunedì sera di governo. «Abbiamo fatto dei patti con Berlusconi e li manterremo. Silvio è un amico, la parola ostaggio con lui non va usata» assicura.

Ma è chiaro che il Senatùr è deciso a contribuire alla formazione del governo. Si parla di due leghisti al governo. «Ho scelto uomini capaci nel mio partito, che potrebbero andare ai vertici di ministeri che contano» dice il segretario nella sede milanese del Carroccio. Ha parlato al telefono con Berlusconi di coloro che andranno a Palazzo Chigimamentre il Cavaliere spinge per avere uomini di esperienza e con i quali ha un rapporto già consolidato, Bossi non esclude di cambiare i volti dei leghisti. Spiega: «Si tratta di capirsi. Non basta una telefonatina, adesso bisogna mettersi a ragionare. Abbiamo gente di provata esperienza come Roberto Maroni e Roberto Calderoli, ma abbiamo anche gente giovane come la Rosy Mauro». E non è la prima volta che Bossi propone la leader del Sindacato padano come membro del governo, magari al ministero del Lavoro che in passato è stato occupato da Maroni.

Il leader della Lega è convinto che il suo partito sia titolato sull’occupazione: «La Lega l’hanno votata i lavoratori che non ne potevano più della sinistra dopo il Tfr. Siamo noi il nuovo partito dei lavoratori ». Rende omaggio a Fausto Bertinotti («l’unico della sinistra ad aver visto da vicino gli operai») e si propone un po’ come l’erede degli orfani di Rifondazione. Convinzione che non ne esclude un’altra: «Anche la borghesia è tornata a votare Lega. La gente ci ha dato anche un voto di opinione. È un voto sia dei lavoratori che della borghesia, perché si aspettano un rinnovamento del Paese». In ballo c’è la questione Malpensa, che Bossi pensa di rilanciare. «Adesso Malpensa torna in gioco. Come si fa a chiudere un aeroporto che è costato così tanto? Con il tempo si troverà sicuramente un vettore che prenderà il posto di Alitalia, ma Alitalia deve dare il tempo». Ha un’idea anche per il Ponte sullo Stretto: «Facciamo un referendum così che possano decidere i siciliani ». In Lombardia, dove la Lega ha sfondato il muro del 20 per cento, si discute anche di chi sarà il futuro presidente della Regione. Il nome più gettonato negli ultimi tempi è stato quello di Roberto Castelli. Il Senatùr non si scompone: «Vinceremo anche le elezioni in Lombardia». È una delle tessere del mosaico di governo.