Carron ai ragazzi di Cl: «Debito impagabile con Giovanni Paolo II»

L’erede di Don Giussani ricorda Papa Wojtyla: «La sua paternità segnerà la storia del movimento»

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Rimini

La prima onda del ricordo attraversa il Meeting lunedì scorso, proveniente da Desio. Don Julian Carron sale sul palco dell’Auditorium e rende omaggio a don Giussani con una lezione sulla libertà, inesauribile desiderio stampato a fuoco sulla pelle del movimento. La seconda onda del ricordo arriva da Cracovia, con il sacerdote spagnolo che rievoca, insieme al direttore dell’Osservatore Romano, Mario Agnes, l’altro grande assente di questa edizione: Papa Giovanni Paolo II.
Per comprendere l’emozione che segna l’incontro bisogna partire dalla fine. Come per Don Giussani, la rievocazione si conclude con un applauso infinito: una dichiarazione d’amore sonora che attraversa tutto il Meeting. Alle mani delle migliaia di persone sedute nel grande auditorium si aggiungono, infatti, quelle dei ragazzi del movimento assiepati davanti ai maxischermi della Fiera. Così, per un momento, la grande giostra del pensiero ciellino si ferma e concentra il proprio pensiero su una persona sola. Un crepitare che si fa più vibrante quando Agnes alza un dito verso il cielo e “identifica” questo applauso come «l’applauso per Giovanni Paolo II».
«Cielle ha nei suoi confronti un debito impagabile» dice Don Carron. «Il riconoscimento alla nostra aggregazione, la sua paternità segnerà la nostra storia». Un ringraziamento corredato da un augurio: «Possano dal cielo, Giovanni Paolo II e don Giussani, farci conservare la stessa febbre di vita che li ha infiammati, per essere meno indegni della loro eredità». La palla passa a Mario Agnes che mette subito le cose in chiaro: «Non siamo qui per essere protagonisti ma per dire che gli abbiamo voluto bene, per salutare il Bambino di Dio e il Gigante della Storia tornato nella casa del Padre» esordisce l’ex presidente dell’Azione cattolica. Un addio, quello del Papa, descritto senza infingimenti visto che Giovanni Paolo II «pronunciò effettivamente le parole “vi ho chiamati, siete venuti”».
Agnes racconta qualche aneddoto: «A lui non piaceva che lo si chiamasse vicario di Cristo. Professore, mi diceva, vicario di Cristo sulla terra è ogni sacerdote». Poi una memoria più leggera: «Una volta, sul terrazzo del Vaticano, mi illustrò Roma, dimostrandomi di conoscere tutti i quartieri della città. Poi mi indicò un punto e mi disse: «Guardi in quella direzione, là c’è la sua casa». Agnes si sofferma poi su un elemento del personale calvario del Papa: «Quella pietra dove cadde un po’ del suo sangue dopo l’attentato merita di essere conservata come un documento storico, perché lì è caduto il sangue del Papa martire autentico». La chiusa è appannaggio di don Carron: «Giovanni Paolo II, con la sua audacia biblica, è stato stupore della storia e custode della dignità dell’uomo. Questo è il livello che raggiunge l’uomo quando diventa una cosa sola con Cristo».