Carrozzieri, la promessa mancata

Debuttare in Serie A, da titolare, alla Scala del Calcio non è da tutti. Milano, domenica 21 settembre 2003, terza giornata di Serie A. Data storica per la Sampdoria, che torna a San Siro dopo quattro anni di cadetteria, ma soprattutto per un giovane e aitante difensore appena acquistato in comproprietà dal Teramo, alla «prima» assoluta nel massimo campionato. Un po' a sorpresa, contro la - come sempre - favoritissima corazzata Inter di Hector Cúper, Walter Novellino decide che è giunto il momento di buttarlo nella mischia sin dal primo minuto. Dall'alto del suo metro e 92, il non ancora ventitreenne centrale abruzzese non si fa intimorire dai 61.491 spettatori assiepati quel pomeriggio sugli spalti del «Meazza»; tutt'altro: poco elegante, assai efficace, ringhia e morde, svetta e sgomita, annullando clienti non proprio docili e mansueti, gente del calibro del Jardinero Cruz e Oba-Oba Martins. Alla fine, pur soffrendo, il Doria porta a casa un prezioso ma meritato 0-0, e le lodi, per quel ragazzone di Giulianova, cominciano a fioccare.
Nasce così, sotto i migliori auspici, l'avventura blucerchiata di Moris «Maciste» Carrozzieri, il gigante buono cresciuto sotto l'ala protettiva dell'ex doriano metà anni '70 Luciano Zecchini, il marcantonio provinciale, bonaccione e sempliciotto sbarcato sul palcoscenico più importante con una Mercedes sgangherata, tante ambizioni e altrettanta umiltà. Era ancora lontano il Carrozzieri atalantino da prima pagina, compare di Vieri nelle nottate discotecare della Milano da bere, protagonista dei rotocalchi per signore in veste di compagno della «Pupa» Rosy e - suo malgrado - al centro della vicenda calcio-scommesse che coinvolse anche l'amico ed ex compagno Francesco Flachi e lo portò alla squalifica.
Moris - che, in realtà, avrebbe dovuto chiamarsi Maurice per via di alcuni parenti emigrati Oltralpe e, invece, per un errore all'anagrafe, si porta appresso un nome quasi unico - la sua prima stagione con la maglia numero 5 del Doria la visse da vera e propria rivelazione, sbaragliando la concorrenza di Grandoni e Domizzi. Ventiquattro - discreti - gettoni in campionato più uno in Coppa Italia e l'oramai conquistata fiducia di mister Novellino indussero Beppe Marotta ad acquistare in fretta e furia l'altra metà del cartellino appartenente al Teramo. Il 2004-05, però, se si rivelò un anno d'oro per la Samp della «quasi» Champions, per Carrozzieri non fu altrettanto positivo. Complice il ritorno di Castellini e l'arrivo di Pavan e qualche incomprensione col tecnico che l'aveva lanciato, la prevedibile riconferma a buoni livelli non arrivò. Anzi, arrivarono soltanto sei misere apparizioni totali e la voglia di cambiare aria. Questa lo portò, sempre in compartecipazione, prima ad Arezzo, in B, e poi a Bergamo, di nuovo in A, dove l'anno scorso - al termine della già citata squalifica - è riuscito a ritagliarsi un ruolo da primattore agli ordini di Colantuono. Ruolo che ricopre ancora oggi alla corte di Delneri, in una stagione - la prima da atalantino a tutti gli effetti - che, questa sì, pare per Moris quella giusta per la definitiva consacrazione.