Il carrozzone calcio non piace più

Si fa un gran parlare di calo degli spettatori associandolo al caro biglietti o ad impianti sportivi obsoleti e inospitali; ma nessuno si è accorto che questo carrozzone ormai piace sempre meno per come è strutturato?
Fanno inchieste, meeting e studi di marketing più o meno avanzati per risolvere la crisi del pallone e rendere questo sport nuovamente remunerabile, ma le cause vere e proprie probabilmente non gli sono ancora chiare.
Innanzi tutto, la gente è stufa di vedere l’andamento sportivo di tutta un’annata, modificato radicalmente durante l’estate a colpi di udienze, processi, sentenze e relativi blocchi stradali, portuali, ferroviari. I campionati finiscono a giugno: il calendario viene stilato l’ultimo giorno possibile e in base alla volontà esclusiva degli organi del calcio, contro qualunque principio da sportivo a costituzionale (retromarcia Vigotti Docet).
A questo si aggiunga il demoniaco sistema dei ripescaggi, che ha partire dal 2003 con l’ingiusta riammissione del Catania, Genoa, Salernitana e Fiorentina (questa davvero fantascientifica) alla B, ha reso i finali di campionato assolutamente aleatori con conseguenti problemi anche in termini di mercato. Già, il mercato, altra grande causa di ulteriore distacco. Troppe sessioni: un giocatore gioca 6 mesi con una maglia, e a gennaio si ritrova a giocare con un’altra, magari contro la sua ex-squadra. Non esistono più i giocatori simbolo, salvo qualche caso sporadico. Così come i vecchi numeri dall’uno all’undici non hanno più alcun significato. L’uno era il portiere, il 9 il bomber, il 10 il fantasista, il 6 il libero.
Parliamo poi dello squilibrio tra 3/5 squadre in serie A e tutte le restanti. Sono fisse Inter, Juve, Milan; a queste si aggiungono ciclicamente compagini quali Roma, Fiorentina, Lazio ad esempio, e a queste tutto è concesso: si spartiscono i proventi televisivi (primo motore del calcio) lasciando agli altri le briciole; hanno rose di 40 giocatori sotto utilizzati che potrebbero arricchire il patrimonio tecnico delle altre compagini; non contiamo poi il potere politico capace di consentirgli di compiere anche gravi irregolarità. E allora, che interesse può avere uno sportivo in un campionato già in partenza condizionato se non già scritto? Si potrà nuovamente assistere alla vittoria del campionato da parte di un’outsider come accadde per il Verona ad esempio?
Infine, è doveroso citare come ulteriore deterrente il marciume che riempie gli stadi, i delinquenti che infestano le curve, i gruppi politicizzati liberi di fare spesso e volentieri quello che vogliono. Possibile che non ci sia una volontà forte e non retorica nel volerli debellare una volta per tutte, con le buone o le cattive? Non parliamo poi degli spettacoli che si vedono puntualmente in campo tra simulazioni risse gesti oxfordiani, partite truccate, doping, saluti romani e a pugno chiuso (altrettanto grave ma che ingiustamente non genera alcuna indignazione). Calo spettatori... ma che c’entrano i biglietti?