Tra carruggi e tetti d’ardesia il colore più di moda è il giallo

Naturalmente, per realizzare un buon giallo d'ambiente non basta l'ambiente. Occorre la presenza di un protagonista che riassuma e, in certo qual modo, superi l'ambiente stesso. Nel senso che al colore locale si devono aggiungere quella caratteristiche esistenziali, quei tormenti psicologici, quelle ansie quotidiane che fanno ormai parte del paesaggio interiore dell'uomo d'oggi.
Per uscire dal generico, uno Sherlock Holmes, tutto lente d'ingrandimento e metodo induttivo, sarebbe ormai - per usare un'espressione in voga - fuori tendenza. I casi infatti non si risolvono più con la logica ma con l'istinto, grazie al fiuto che sa cogliere il kairòs, l'occasione propizia, piuttosto che con la paziente analisi dei reperti. Un'ulteriore dimostrazione di come nella dimensione della postmodernità la ragione stia perdendo terreno a tutto vantaggio di quanto ragionevole non è più possibile definire.
Lo stesso Bacci Pagano, l'investigatore privato creato dalla penna dello psicoterapeuta Bruno Morchio e giunto ormai, a furor di vendite, alla terza edizione della sua prima avventura (Maccaia), si muove in un terreno che poco spazio cede alla fredda specola della conclusione logica. Il titolo medesimo del romanzo di cui è protagonista - Maccaia, appunto - allude chiaramente all'immersione in una atmosfera torbida e promiscua, sulla superficie della quale finiscono poi di affiorare, più quasi per necessità fisica che per merito di qualche sillogismo del detective, le prove che stringono all'angolo i colpevoli.
In questo caso, al centro della vicenda si colloca il cadavere di un anziano pensionato, ritrovato nel parco di Peralto con la gola squarciata. Così mentre la credulità popolare comincia a favoleggiare di improbabili lupi mannari, Bacci, con il suo pezzo di focaccia ad inzupparsi in una tazza di caffè bollente, comincia una indagine che niente ha da spartire con certe pellicole d'azione statunitensi.
Nessun inseguimento, nessuno scontro a fuoco, nessuna sventagliata di kalasnikov; la protagonista è una sorta di noia esistenziale che trascina l'investigatore prima nella mansarda di una splendida panamense dalla gambe inguainate in calze fumée, poi a tavola, accanto al commissario Pertusiello, conquistato e catturato grazie ad un pantagruelico stoccafisso accomodato.
Niente avrebbe potuto lo stoccafisso, per quanto accomodato, sul commissario Chiara De La Salle, che deve la propria esistenza letteraria alla fantasia di Massimo Carloni. Carloni, umbro residente a Reggio Emilia, non è soltanto un giallista ma - se mi si consente il neologismo - un «giallologo». Insomma, uno studioso dei meccanismi che regolano la delicata struttura del noir. Questa sua scienza teorica è percepibile nelle storie di Chiara De La Salle, nelle quali una componente erotica - garbata e mai volgare - contribuisce non soltanto a conferire spessore al personaggio ma ad alleggerire anche la tensione narrativa.
Chiara è una bella quarantenne, i cui occhi luminosi si incupiscono d'improvviso dinanzi alle tragedie della vita. Gli scenari contro i quali proietta la sua azione sono quelli di un Centro - Italia di provincia, polveroso ed accaldato. E provinciali sono anche i «peccatori» che quasi non malvolentieri cadono nelle mani di questa conturbante Valentina da fumetti anni Ottanta.
Storie brevi, rapide, incalzanti, tratteggiate con sapienza narrativa, di cui una delle più riuscite - a parere, almeno, di un vecchio insegnante di lettere come lo è chi scrive - è quella de «Il caso del playboy di provincia», in cui Carloni evoca con grande realismo l'atmosfera quanto mai gretta ed opprimente degli esami di maturità nell'era pre - Moratti.
Ma il giallo d'ambiente non si proporrebbe come un genere letterario ormai affermato ed autonomo, se la sua immagine non venisse riflessa da uno specchio deformante. Non c'è infatti celebrità senza satira e quella dei due misteriosi autori, che si celano sotto gli pseudonimi di Massimo Squalificato ed Angelica Virgola, è di genere senza dubbio accettabile, anche se talvolta un po' scontato.
Sul commissario Crovetto, sul suo vice Salis, fervente cultore della letteratura classica e sul maresciallo Bardolino, carabiniere piemontese, cultore non meno appassionato di Barbera ed agnolotti, piove una autentica grandinata di cadaveri. Almeno tre nelle prime settanta pagine del romanzo. Tanti da sconvolgere il lettore ma non certo gli intrepidi investigatori, che raggiungeranno comunque il bandolo della matassa.
Quella che merita invece di essere sottolineata è l'ambientazione del racconto: una Genova grigia ed un po' decadente. Ora sommersa dalla pioggia ora annegata in un mare di polvere e vecchiume. Una Genova quasi sempre senza mare e senza cielo, sprofondata nei vizi meschini e non sempre comici degli uomini.
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Bruno Morchio, Maccaia. Una settimana con Bacci Pagano, Fratelli Frilli Editori, Genova 2005, pag. 237, euro 9,50.
Massimo Carloni, 17 casi per il commissario Chiara De Salle, Fratelli Frilli Editori, Genova 2005, pag. 202, euro 8,50.
Massimo Squalificato - Angelica Virgola, La fantastiche avventure del commissario Crovetto, De Ferrari, Genova 2004, pag. 205, euro 12,00.