La carta d’identità tutta ligure della barca più bella del mondo

Presentato a Montecarlo il Blue Scorpion «firmato» Baglietto e certificato dal Rina di Ugo Salerno

(...) inglese anche se buona parte di espositori, costruttori e designer sono italiani. È quello dove ci sono i mega yacht, gli over 24, che ti seducono nella distanza. Una prima visione che chiama in sala il gotha dello shipping mondiale. Operatori, stand formicaio. Un film, dove la nautica da diporto è prima donna in ascesa.
Spaesata tu che non c'entri con scafi da milioni di euro, ma l'operazione parla di cosa sta succedendo in casa nostra, di come il Rina rimbalza da un Paese all'altro per regolamentare una storia che è progetto e sviluppo. Da non mancare. Uno di fronte all'altro: Rina (classificatore italiano delle navi mondiali, società per azioni creata dal registro Navale Italiano e controllata da una Fondazione) e Cantieri Baglietto di Varazze. L'uno nasce nel 1861, l'altro nel 1854. Una storia parallela e incrociata che lascia il segno. Ieri il set era il salone.
La Blue Scorpion, 52 metri, è fresca di cantiere. Due anni di lavoro e una quotazione che viaggia sui 25 milioni di euro. Il Rina l'ha seguita nella sua genesi ed esegesi. La tecnologia prima di tutto. Gli standard qualitativi prima di tutto. Manca la targa, quella dorata che Ugo Salerno, amministratore delegato Rina, ha consegnato ieri a Gaspare Borghini, amministratore delegato di Baglietto e vice presidente Ucina. Un gesto semplice, una stretta di mano e i flash ad accecare. C'è tutto. Emozione e competenza, «perché realizzare uno yacht da 53 metri significa possedere una straordinaria capacità nel saper coniugare gli aspetti tecnici necessari a rispettare elevati standard di sicurezza e protezione dell'ambiente, con altrettante esigenze di estetica e comfort».
Salerno insiste su questi «300 anni in due» di formidabili esperienze, sottolinea lo stile intramontabile dei gioielli Baglietto, rilancia su un successo che «non è un azzardo, ma solo l'ultima Ferrari del mare, che a Montecarlo è pronta per il suo Gran Premio». Borghini, un occhio al Blue Scorpion, l'altro alla targa: «È la prima costruita in Charter Class, certificazione che consente di iscrivere navi da diporto come navi da noleggio». Fai due conti e senti un paio di discorsi. Scopri che l'Italia è primo produttore al mondo di megayacht. Che crescono gli armatori stranieri interessati al metodo-Rina. Che il Rina ha portato la competenza maturata sulle navi da crociera al diporto extra large. Che da un anno a questa parte ha formulato un regolamento il cui adempimento consente ai megayacht da noleggio di godere di una serie di sgravi fiscali.
«Il ruolo del Rina si estende a tutto il ciclo di vita della nave - spiega Salerno -. Verifichiamo in fase di progettazione, costruzione ed esercizio della nave il rispetto di standard internazionali e spesso anche volontari(di eccellenza) per la sicurezza e la protezione dell'ambiente. In Italia sono 108 le Charter Class. Una cinquantina sono barche adeguatesi alla certificazione, le altre sono in costruzione». A fronte delle 3000, sia cargo che da crociera, in tutto il mondo. L'Italia va a coprire un 90 per cento, ma il raggio d'azione s'estende a Turchia, Grecia, India, Cina. Praticamente 1200 specialisti su 90 uffici nel mondo con know how tutto italiano.
Montecarlo beccheggia opulenta. Dal 20 al 23 settembre fissi un appuntamento e sali. Le più belle firme italiane e straniere. Riva, Benetti, Cantieri Navali Lavagna, Codecasa, Cantieri di Pisa, Cantieri di Fiumicino, Perini Navi. Sali sul Blue Scorpion. Baglietto lo scorta con 150 anni di successi, dalle navi a vela alle scialuppe di salvataggio ai pescherecci. Poi la nuova era con le imbarcazioni tecnologicamente più avanzate fino all'attuale produzione di nautica da diporto, navi commerciali e militari. Il rovere lo senti nel naso mentre pannella quella delizia di 53 metri per 10 di larghezza. Velocità massima 17 nodi, 13 persone d'equipaggio, ospiti fino a 10. Sobrio, linee essenziali, liquido materializzato. Uno, due, tre piani. Scale a chiocciola , cabine-suite, saloni e studi. Il blue tra mare e scafo, il legno a sentire il cuore della nave. Nulla di troppo. L'essenziale nel di più. Torni a prua. Accidenti se è grande, ma ti scivola sotto senza peso. Capisci la leggerezza che sfonda il portafoglio, capisci cosa ci possa gravitare attorno. Che non sono solo i cento megayacht in gran spolvero nel parterre di quelli che contano.
A riempirti gli occhi di armonia e a piantarti sulla banchina che in fotografia mica rende così. Basta ficcarti negli stand e allungare l'orecchio. Trattative fitte su brochure dettagliate. Dalla vite ai motori. Piccoli pezzi, piccole storie che raccolgono alta tecnologia. Fai fatica a farti strada. Solo quattro giorni di salone, è vero. Solo quattro giorni di follia creativa e imprenditoriale. Ma i risultati parlano questa lingua da diporto in crescita esponenziale. Salerno ti dice che corre da una parte all'altra del mondo perché il polso va tastato continuamente. Ti dice che l'India la marca stretta perché non realizzi adesso, ma trovi un know how che puoi capitalizzare. Ti dice che in Turchia ne ha 80 in Charter Class. Eccellenza tutta italiana che troneggia anche a Montecarlo. Fine del film. La sala buia e la Blue Scorpion in cartolina. Finisce assieme alle migliaia di informazioni sul Salone. Resta la patina, la stessa che si porta dietro il Principato da sempre.