«La carta dei valori del Viminale? Non ci serve»

da Bologna

Non è ancora chiaro con quali fondi sorgerà la nuova moschea di Bologna, ma i dirigenti del centro islamico sono ottimisti. «I soldi arriveranno - dice al Giornale il vicepresidente, l'italiano Daniele Mohamed Parracino - nessuno si espone all'inizio, ma riusciamo sempre ad averli».
Partiamo dal via libera di ieri. Finora vi riunivate in capannoni anonimi, ora Bologna pensa a una vera moschea.
«Lavoriamo da cinque anni per questa soluzione. Il comune non ci ha regalato niente, abbiamo fatto uno scambio. Un terreno con un altro. Ma alla fine le spese saranno nostre».
Ci avete guadagnato però. Il terreno è molto più grande e i presupposti con i quali l'avete richiesto sono stati diversi.
«È un terreno più grande, ma è un po' infelice. Il nostro (via Felsina, ndr) era in città. Quello che ci è stato concesso è abbastanza fuori. Si dovranno costruire un parcheggio e un’area verde. Ci attiveremo immediatamente per elaborare un progetto e costruire il prima possibile».
Da come lo descrive sarà simile alla struttura che sorgerà a Colle Val d'Elsa, una moschea a tutti gli effetti, non solo un luogo di preghiera. Ci sarà anche un minareto?
«Faremo un po' il tutto, la moschea deve dare l'idea di ciò che è. In Sicilia è pieno. Sono un patrimonio da sfruttare in tutto e per tutto. Per il minareto vedremo».
Pubblicizzerete la «Carta dei valori» elaborata dal ministero dell’Interno?
«I valori sono quelli, non sentiamo il bisogno di un pezzo di carta. La Costituzione italiana non si allontana dall'islam».
Non farete copie per i fedeli.
«Ne parleremo. Poi saranno i membri del comitato di controllo ad assicurare trasparenza nelle attività».
In sostanza saranno tre dirigenti a controllare se stessi. Come li sceglierete?
«Saranno sei in tutto. Tre scelti in autonomia dal Comune e tre dei nostri. Uno sarò io. Per gli altri due dobbiamo riunirci con il direttivo, ma saremo tre italiani».
Insomma a porte chiuse.
«Sì. Saranno scelti dal direttivo del centro islamico».
A chi fa capo?
«Il presidente è Radwan Altounji. Lui c'è poco in Italia. Ha una ditta di import-export ed è in giro, è un commerciante. Io alla carica tengo poco».
In passato avete avuto problemi. L'ex direttore è stato invitato alle dimissioni: «Ciò che dice Bin Laden è condivisibile», disse in televisione.
«Ormai è un discorso passato. Errori ne facciamo tutti».