La carta disperata di Rudy: chiede asilo politico a Berlino

"Sono innocente" dice ai giudici tedeschi. Ma aveva fornito un nome falso

Perugia - Una fuga disperata che lo ha portato in Germania, a Magonza dove qualche giorno fa aveva fatto domanda di asilo. Rudy Hermann Guede entra dopo oltre due settimane nella cronaca del delitto di Meredith Kercher e lo fa mentre tenta disperatamente di scappare. Il «quarto uomo», prima è andato a Milano, dove dice di aver dormito nei vagoni vuoti della stazione, poi è partito in direzione nord, verso Dusseldorf. Poche cose con sé, uno zaino in spalla e il computer portatile dal quale non si è mai separato un attimo.

Due giorni dopo la sua cattura, comincia a diventare più chiaro il percorso compiuto dal giovane per fuggire lontano dall'Umbria. Nei suoi tentativi c'è stato, appunto, anche quello di chiedere asilo in Germania. Secondo la portavoce della polizia di Magonza, l'ivoriano di 21 anni «ha compilato la domanda di asilo senza però fornire la carta di identità e una ragione che giustificasse l'istanza». La sua domanda arrivata nell'ufficio stranieri di Dusseldorf il 13 novembre, riporta data e luogo di nascita ma il nome che compare non è quello vero ma risulta un certo Kevin Wade. Un altro mistero riguarda invece il giorno di ingresso del ragazzo nel paese tedesco. Secondo alcune fonti, Guede avrebbe dichiarato alle autorità del luogo di essere entrato in Germania il 2 novembre scorso, ovvero il giorno in cui è stato trovato il cadavere di Meredith. Infine la dichiarazione di innocenza. Davanti al giudice, che ieri ha disposto l'estradizione, Rudy ha negato di aver ucciso la studentessa inglese. E a sostenerlo da Perugia sono arrivate anche le parole del padre naturale, Tacome Roger Guede, operaio edile di 39 anni. «Sono convinto che sia innocente», ha detto, precisando di aver appreso da stampa e tv dell'arresto del figlio. Nell'ultimo anno pare infatti che i due non avessero più molti rapporti e si sentissero solo sporadicamente. «È un ragazzo che ha sempre voluto bene agli altri e quindi incapace di fare del male», spiega. Intanto dagli avvocati è partito un appello che sperano possa raggiungerlo: «Vogliamo dire a Rudy - dicono Walter Biscotti, Vittorio Lombardo e Nicodemo Gentile - che la comunità della Costa d'Avorio di Perugia, la sua famiglia e le autorità diplomatiche ivoriane gli sono vicine. Deve sapere che non è solo». I difensori presto andranno ad ascoltarlo nella prigione tedesca dove è rinchiuso. Mentre la polizia italiana nel suo appartamento di Perugia ha trovato un capello: forse proprio di Meredith.