Carta, la Pisana non ricicla

La giunta vuole incentivare la raccolta differenziata ma non dà il buon esempio: e negli uffici le fotocopiatrici lavorano a pieno regime

La Regione Lazio è piena di politici ricilati. Ma non ricicloni. Secondo in Italia per Pil, il Lazio, con 220mila tonnellate all’anno di raccolta, è battuto per capacità di riciclo dalla Lombardia che ha raggiunto il record di 550mila, confermandosi regione di rifermento nazionale. La questione non è da poco, vista la iperproduzione cartacea che contraddistingue gli uffici pubblici tanto da configurarsi come una nuova «sprecopoli». Nonostante l’era internet e comunicazione e-mail, l’amministrazione statale, in rete con 1086 siti, produce 80 milioni di documenti e 20 milioni di raccomandate: 180milioni di euro in fumo. La sede del Consiglio regionale del Lazio non è da meno, anzi è una vera e propria cartiera. Soprattutto nelle fasi cruciali. Basti pensare che in queste settimane di assestamento di bilancio si fotocopiano 100mila pagine al giorno, non utilizzate fronteretro. Un caso eccezionale? Non proprio: di norma solo di rassegna stampa se ne sfornano 25mila al dì, nonostante esista un servizio fornito dalla giunta che trasmette intranet la rassegna. Da un anno a questa parte due nuove macchine hanno riprodotto ben 25milioni di fogli. Macchinari costosissimi, che possono essere presi solo in leasing, servono commissioni, gruppi politici, gli uffici amministrativi, e sfornano proposte di legge, emendamenti e delibere. A volte inutilmente: come quando quattro emendamenti hanno mandato in fumo 200mila fotocopie. Lo scorso anno, a causa della litigiosità della maggioranza che riscriveva di continuo il bilancio, sono state prodotte 2 milioni di copie. Impegnato nella delicata fase del piano rifiuti, Marrazzo e la giunta si sono posti l’ambizioso obiettivo di raggiungere, entro dicembre 2007, il 40 per cento di raccolta differenziata, ora ferma al 12. Precisiamo: di farlo raggiungere ai cittadini romani e laziali. Perché il riciclo dei rifiuti, almeno alla Pisana, non è neppure una buona intenzione, nonostante le tonnellate di risorse in uso. Esempio: un gruppo politico di media grandezza ha bisogno di almeno 8 scatoloni di carta al mese, pari a 40 risme da 500 fogli ciascuna. Facendo una semplice moltiplicazione, si arriva a una quota di 20mila pagine ogni trenta giorni. E di gruppi politici ce ne sono 21. In più ogni atto è fotocopiato quotidianamente per 140 persone: consiglieri, commissioni e dirigenti. Fogli bianchi, candidi, tutt’altro che ruvidi come quelli del riciclo. La ragione è semplice: «Non la possiamo usare - dice un funzionario - perché produce delle micropolveri che impediscono la lettura del foglio nelle fotocopiatrici e nelle stampanti, causando continui inceppamenti alle macchine». Eppure, addirittura un Comune come Ferrara è riuscito a indire gare di appalto con le ditte fornitrici di fotocopiatrici «verdi», ovvero che utilizzino carta riciclata senza problemi. Il direttore del dipartimento Bilancio e Affari Generali, Nazzareno Cecinelli, dà un’altra versione: «Le fotocopiatrici sono tutte ecolabel, quindi la trasmissione è assicurata. Che fine fa la carta utilizzata? Noi la compattiamo in container nel parco e ogni mese è raccolta dalla Croce Rossa che poi la rivende per finanziare progetti umanitari». Un impegno gravoso ma, considerato il mercato della carta, fonte di notevoli guadagni. «Perché non lo facciamo noi? Non potremmo affrontare tale onere perché dovremmo sobbarcarci di spese superiori ai guadagni». E sulla mancata distribuzione della carta riciclata il direttore assicura che è distribuita al 30 per cento: «Eppoi quel tipo di foglio costa una volta e mezza in più rispetto alla carta normale». Sarà anche per questo che, da un sopralluogo effettuato a campione, l’unica carta che si trova è quella semplice. «La verità - dice un impiegato - è che non c’è neppure una circolare in cui si prescriva agli uffici la raccolta differenziata né il Consiglio si è dato un regolamento interno». Eppure il decreto Ronchi obbliga le amministrazioni a utilizzare la carta riciclata per il 40 per cento. Il governo Berlusconi approvò un decreto per gli «acquisti verdi» che sanciva, tra l’altro, che la pubblica amministrazione dovesse prediligere macchinari ecolabel e si stilava un elenco di tutti gli arredi e acquisti ecocompatibili. Tuttavia anche nelle bacheche di Ds, Verdi e Rifondazione fanno bella mostra annunci, manifesti e inviti in carta semplice. E i cestini sono pieni di carta appena usata e indifferenziata. La causa? L’indifferenza, appunto.