«La Carta della Regione servirà a tagliare i costi»

Maria Sorbi

Stavolta ci siamo. Il nuovo statuto della Regione Lombardia è davvero dietro l'angolo. Parola del presidente del Consiglio lombardo, Ettore Albertoni. Dopo i due giorni di dibattito nell'aula del parlamento regionale c’è più certezza sui tempi di stesura del documento e non si parla più di un traguardo che chissà quando verrà raggiunto.
Presidente Albertoni, dopo 35 anni la Lombardia cambia lo Statuto. Ed è tra le ultime regioni a farlo. Che vantaggio trarre da questo ritardo?
«Non è sempre un gran pregio arrivare per primi. Essere tra le ultime cinque regioni non è deplorevole, soprattutto se si pensa che solo da pochi mesi si hanno delle certezze nel quadro istituzionale. L’importante è partire bene. E mi sembra che così sia stato fatto, con un dibattito ampio e coraggioso in Consiglio regionale».
Si va verso la formazione di una commissione statuto bipartisan?
«Al di là della presidenza della commissione, affidata a maggioranza o minoranza, conta poter lavorare senza controllo governativo né parlamentare. Nel 1971 non fu così. Ora partiamo da una buona base. Il voto in aula all’ordine del giorno è stato davvero esteso».
Quali sono i tempi di stesura del nuovo statuto?
«Il 23 novembre convocherò la conferenza dei capigruppo e subito dopo l’ufficio di presidenza per l’istituzione della nuova commissione speciale chiamata a scrivere la carta costituzionale lombarda».
Nella scorsa legislatura i lavori si sono conclusi con un nulla di fatto.
«Non è né colpa mia né del presidente Roberto Formigoni. C’era una situazione diversa e nessuno, nemmeno le opposizioni, hanno spinto per avere lo statuto. Sul passato stendiamo un pietoso velo. Ora abbiamo le premesse giuste».
Nella nuova carta costituzionale si darà più potere al Consiglio regionale?
«Il potere del Consiglio più che da estendere è da far esercitare. La stragrande produzione di atti proviene dalla giunta. Questo anche perché il Consiglio ha meno consulenti. Servono persone più qualificate. Il parlamento lombardo per molti versi è rimasto agli anni Settanta. C’è un regolamento di 118 articoli, molto macchinoso».
Troppe persone?
«E anche troppi gruppi consiliari. Sono 17 e spesso formati da una sola persona. Questo moltiplica i costi, gli uffici, il lavoro. Ci sono delle correzioni da fare nell’assetto del Consiglio. Ad esempio colmare la mancanza assoluta di consiglieri eletti nella provincia di Sondrio e Valchiavenna. Una stortura da aggiustare».
La Lombardia avrà uno statuto che nasce insieme alla riforma federale.
«Questo dà certezza al nostro lavoro. Lo statuto aprirà la strada verso l’autonomia e il federalismo. Da leghista e federalista convinto dico che questa riforma è più completa rispetto ad alcune parti di quella non approvata prima. Dopo anni di chiacchiere, si apre finalmente un duro e concreto confronto con il governo. Il federalismo diventa realtà se si attua subito e bene la Costituzione».
Insomma, la direzione è quella giusta?
«Ne sono convinto. Il federalismo è un forte contributo alla democrazia ed io sono qui per tutelare il popolo lombardo e i suoi interessi».