Carta sfida web: vi racconto i miei libri

Appuntamento sul sito del <em>Giornale</em> per chi non ha ancora perso il gusto della lettura, di sfogliare le pagine e sentire l’odore dell’inchiostro. Leggi gli articoli correlati<a href="/a.pic1?ID=324712" target="_blank"><br />
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Amici internettiani del Giornale, vi piacciono le sfide? Accettate questa che vi propongo: un appuntamento per parlare di libri sul web, carta stampata contro carta virtuale. Niente di formale, questo spazio non sarà una raccolta di recensioni né di raccomandazioni. Nessun «invito alla lettura», non pretendo di darvi consigli né sconsigli, non sono un critico letterario, la mia mail non figura nelle newsletter delle case editrici. Vi aprirò semplicemente la mia libreria, vi racconterò i libri che ho letto e solo quelli, giurin giurello. E siccome ogni volume contiene non soltanto la storia raccontata ma anche quella che ti ha portato quelle pagine tra le mani, racconterò anche quella. Io e i miei libri. Non ho intenzione di catalogare «il meglio di» e nemmeno «il peggio di». Non lavoro in una redazione culturale, non sono pagato per leggere: pago io, tranne quando ricevo un regalo, ed è sempre una festa. Non sono un topo di biblioteca: leggo perché mi piace. Non sono un «habitué» delle rubriche di libri, do una scorsa alle classifiche di vendita ma non mi faccio influenzare da cifre, lodi o stroncature. Non leggo perché devo riempire il fine settimana: quel tempo devo strapparlo con i denti. Leggo i grandi e i piccoli, le novità (poche) e i classici. Da ragazzo leggevo soprattutto quello che volevo io, indicavo i libri che volevo in dono. Ora per lo più mi dedico a quello che mi consigliano, e ricevo tante indicazioni perché per fortuna ho tanti amici. Fateci caso: chi vi suggerisce un bel libro diventerà presto una persona cara, se non lo è già. Vale anche la regola inversa. Chi non restituisce i libri avuti in prestito prima o poi sparirà dalla vostra vita. Mi succede sempre meno, perché ormai ho capito il trucco e da casa mia non esce quasi più nulla: dico quasi perché in realtà continuo a imprestare, ed è un segno di particolare predilezione. Le prime volte che l’amato bene prendeva il volo, mi dispiaceva più aver perso il libro che l’amico. Ora penso che qualcosa di me sia rimasto presso di lui, è come un legame che resiste al tempo e alla dimenticanza, e anche alla trascuratezza. Uno dei peccati che Dio faticherà maggiormente a perdonare. (stefano.filippi@ilgiornale.it)
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