CARTA STRACCIA E PASSI FALSI

Liquidiamo subito il caso sondaggi. Personalmente, penso che - in questo momento - siano carta straccia. Buoni, nel migliore dei casi, a incartarci le uova il giorno dopo.
E questo vale sia per quello sbandierato dalla Margherita sul Secolo XIX di ieri, con tanto di locandine, in cui Supermarta avrebbe il 58 per cento dei voti, 21 punti in meno di Enrico Musso, sia per quelli che nei giorni scorsi indicavano Musso in grandissima rimonta a soli sette punti percentuali dalla Vincenzi e Renata Oliveri in leggerissimo vantaggio su Alessandro Repetto. Ecco, in tutta questa storia, l’unica vera notizia sembra essere quella che Repetto è ricandidato alla presidenza della Provincia, visto che nessuno del suo partito, nè della sua coalizione si è sentito in dovere di dirlo. E se non fosse per la moltiplicazione degli spot sull’attività dell’Amministrazione provinciale e per il ricevimento dei cittadini una volta alla settimana da parte di Repetto, novità mai vista nei cinque anni precedenti, nessuno saprebbe che il presidente uscente è ricandidato. Fatti dell’Unione, certo. Ma un minimo di educazione nei confronti di un signore che, comunque, è beneducato, non guasterebbe.
Personalmente, non credo ai sondaggi. E ancor meno ci credo quando diventano strumento di battaglia elettorale. Penso che si dovrebbe parlare di programmi per la città, non di sondaggi. Anche perchè, spesso e volentieri, hanno clamorosamente toppato: ricordo le bandierine di Emilio Fede alle regionali 1995; ricordo i brindisi di Massimo D’Alema con la Swg alle regionali 2000; ricordo addirittura gli exit-poll (che dovrebbero essere più scientifici dei sondaggi) alle ultime politiche.
Insomma, è un gioco che non mi piace per nulla. E ancor meno mi piace che il centrodestra ci caschi. Musso e Oliveri stanno facendo una campagna elettorale molto signorile - troppo signorile!, ci vuole un po’ di agonismo in più - ma non devono perdere tempo dietro a queste storie. La loro forza dovrebbe essere quella di raccontare un’altra Genova. Non di perdersi sul terreno dei loro avversari.
Di Enrico Musso in particolare, di cui apprezzo moltissime cose e non ne ho mai fatto mistero, non mi è piaciuta l’uscita sull’Ici. E da amico leale glielo dico pubblicamente, visto che, fra i politici della sua coalizione, nessuno tranne Alfio Barbagallo gliel’ha detto. Lui spiega che l’imposta sulla casa si potrebbe ridurre subito, spostando il prelievo sull’addizionale Irpef, a parità di gettito complessivo, e riducendo poi l’Irpef un po’ alla volta, man mano che si riducono i costi della macchina comunale.
Può avere una sua logica, ma non è la mia ricetta. L’Irpef è già troppo alta per pensare ad ulteriori addizionali. E, se si vuole toccare l’Ici, basta puntare a limitare sprechi, consulenze, inefficienze e spese inutili. Da oggi. Non da domani.