Cartasì e Sia all’esecutivo Abi

L’Abi fa cassa con i soldi di Corrado Passera. I vertici della «Confindustria» delle banche, infatti, dovrebbero decidere nella riunione del comitato esecutivo, in programma oggi, di vendere a Banca Intesa la partecipazione in Ssb, una società di servizi per gli istituti di credito. Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, sarebbe pronto a staccare un assegno da oltre 1,3 milioni di euro. Ma non è tutto. Secondo indiscrezioni, l'Abi dovrebbe cedere - in questo caso a un pool di banche - pure la sua quota in Servizi interbancari, la holding che gestisce una fetta molto ampia del mercato delle carte di plastica, quelle marchiate CartaSì. Qui ci sono in ballo quasi 3 milioni di euro. Pronti a sborsarli, come accennato, ci sono diversi istituti capeggiati dalla Banca Lombarda guidata da Corrado Faissola (uno dei candidati a diventare il numero uno di Palazzo Altieri) e Monte dei Paschi di Siena. Di questa cessione si è cominciato a parlare nel corso dell'estate scorsa, con l'arrivo di un'offerta da parte di fondi di private equity. Ma l'idea di fondo sarebbe quella di privilegiare le banche già socie della holding delle carte. Al vertice di oggi si parlerà pure di un'altra dismissione che l'Associazione di Piazza del Gesù vorrebbero mettere in atto. Si tratta di una questione, particolarmente complessa, che va avanti da un paio d'anni: l'Abi vuole tentare di piazzare agli istituti la sua quota in Sia (38%), il braccio informatico del sistema bancario italiano, costituito 30 anni fa insieme con Bankitalia. Roba da alcune decine di milioni di euro. Sul tavolo, insomma, c'è un bel po' di denaro. Che probabilmente l'Associazione bancaria potrebbe destinare al finanziamento di quell'ampio progetto di autoregolamentazione tornato improvvisamente di moda dopo i recenti scandali finanziari (l'ultimo è l'arresto di Giampiero Fiorani). Una specie di codice etico con cui il mondo del credito vorrebbe imporsi regole e sanzioni.