Carte false per diventare bidelli: 30 casi

Il sospetto era fondato: nelle graduatorie degli aspiranti collaboratori scolastici, i cosiddetti bidelli, ci sono autocertificazioni sui titolo falsi. Ne sono già stati scoperti 30, e i responsabili sono già stati denunciati alla Procura. Ma pare che questa sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffuso. Un fenomeno che vede persone che per arrivare ad avere un posto e relativo stipendio è disposto a fare carte false. Sarebbe stato un funzionario che vaglia le 4500 domande per essere inseriti nella graduatoria del personale non docente a scoprire il traffico. Ogni domanda viene correlata da un certificato in cui si attesta di avere alle spalle almeno 24 mesi di servizio già prestati in passato a una scuola. Il controllo degli uffici di via Ripamonti è partito da una lettera anonima. Da qui l’avvio delle verifiche dei documenti allegati alle domande. Su uno dei certificati il funzionario scopre una firma uguale a quella riscontrata su un altro certificato. Sempre lo stesso nome di un dirigente amministrativo di una scuola di Vimercate. È bastata una telefonata alla scuola per scoprire che quel certificato non era mai stati rilasciato. Del resto produrre un simile documento è facile: basta procurarsi un modulo scaricandolo da Internet e compilarlo. Come si è detto sono già 30 le falsificazioni scoperte. Tutte in questo modo. Uno riguarda una persona che ha chiesto l’immissione in graduatoria per far carriera: è già un bidello di ruolo e vuol diventare impiegato. Per tutti è scattata la denuncia per falso in atto pubblico, per quest’ultimo che sta per essere licenziato, c’è anche la truffa. Dovrà restituire tutti gli stipendi percepiti dal momento in cui, grazie a un certificato falso, ha avuto il posto fisso di collaboratore scolastico. Un altro elemento che sta mettendo in guardia i funzionari del provveditorato di via Ripamonti è il fatto che la maggior parte dei casi finora emersi riguardano persone provenienti da tre centri del Sud: Favara, un paesino della Calabria e Foggia. Si ha insomma il sospetto che a organizzare queste operazioni truffaldini ci possa essere una vera a propria organizzazione. Un fenomeno non certo nuovo, perché in passato già si erano verificati casi di questo genere in cui personaggi senza scrupoli sistemavano disoccupati e per ogni posto di bidello assicurato si garantivano una tangente. Ora sarà la magistratura a valutare la situazione. E allora, attraverso controlli più puntuali, il fenomeno potrebbe assumere dimensioni bel più vaste. A Torino, ad esempio, questo ripulisti era già stato avviato e il magistrato ha già scoperto 200 bidelli fuori norma. Con meccanismi di imbroglio analoghi a quelli già registrati a Milano.