Le carte manipolate per sparare contro l’America e i nostri soldati

La carta si lascia scrivere. E anche leggere. I documenti di Wikileaks ne sono il miglior esempio. Il 90% dei titoli dedicati alle rivelazioni contenutevi punta esclusivamente a far carne di porco dei soldati americani. E da 24 ore è iniziato anche il tiro al bersaglio sui nostri militari accusati, sulle basi di pochi, scarni e imprecisi documenti di aver compiuto a Nassirya gli stessi orrori ed errori attribuiti ai loro colleghi statunitensi. Quasi nessuno invece sembra dare importanza alle altre rivelazioni nascoste nei dossier. La più stupefacente fra le verità ignorate è quella sul ritrovamento (...)
(...) di diversi quantitativi di armi chimiche. Non certo la pistola fumante indispensabile per giustificare l’invasione, ma di certo un indizio sufficiente a far capire che qualcosa degli arsenali chimici del rais era sopravvissuto a verifiche e ispezioni dell’Onu. Non meno rilevanti sono i rapporti sul coinvolgimento diretto dei pasdaran iraniani nel conflitto. E cruciale è un altro dettaglio assai poco pubblicizzato: l’80% dei caduti civili conteggiati da Wikileaks sono vittime non dei soldati statunitensi, ma degli insorti sciiti e sunniti. Una rivelazione «scomoda» che fa il paro con quella sulla tentata eliminazione della giornalista Giuliana Sgrana voluta non dagli americani, ma dai suoi «gentili» rapitori. Gli stessi che per liberarla pretendono mezzo milione di verdoni.
Partiamo dalle armi chimiche. Il mancato ritrovamento degli ordigni di distruzione di massa, principale pretesto per l’invasione, è stato il miglior argomento usato per mettere sotto accusa l’amministrazione Bush. Ora qualche centinaio dei circa 400mila file resi pubblici da Wikileaks dimostra che quelle armi c’erano, anche se non ne sono state trovate quantità e concentrazioni sufficienti da giustificare l’invasione. Nell’agosto 2004, l’intelligence americana compra al mercato nero una misteriosa fiala che risulta contenere iprite, il gas della prima guerra mondiale utilizzato negli anni ’80 da Saddam per fermare le offensive iraniane e gasare i curdi. Pochi mesi dopo i marines impegnati nell’assalto a Falluja trovano, secondo un file del 26 novembre 2010, «una casa con un laboratorio chimico» dove le sostanze trovate sono simili - anche se in minor quantità - a «quelle trovate in un precedente laboratorio». E il giorno dopo viene richiesto un intervento di esperti per ispezionare un altro «deposito chimico» poco distante. Un file del 27 luglio 2007 riporta il ritrovamento di munizioni d’artiglieria sospette. «I colpi da 155 millimetri sono pieni di un liquido sconosciuto e molti - annota il rapporto - secernono una sostanza nera e catramosa». Anche quei proiettili risultano «positivi ai test dell’iprite».
Rivelazioni altrettanto inquietanti riguardano il coinvolgimento diretto dei pasdaran di Teheran e dei loro alleati di Hezbollah nel conflitto iracheno. Un file dell’ottobre 2005 segnala la presenza di un ufficiale dell’intelligence iraniana- identificato come Dhia - spedito a Bagdad con un falso passaporto iracheno per guidare una cellula addestrata dagli iraniani e incaricata di far fuori il politico sunnita Adnan Al Dulaymi. Un rapporto del 27 marzo 2007 segnala la presenza tra milizie sciite di agenti segreti iraniani mandati a organizzare un attacco al ministero dell’Industria iracheno. «Questi attacchi non puntano solo a eliminare i funzionari del ministero - si sottolinea - ma a dimostrare al mondo, specialmente arabo, che il piano di sicurezza per Bagdad non garantisce la stabilità». Altri file descrivono i sofisticati armamenti forniti dai pasdaran della Brigata Al Quds. Si va dai penetratori a carica cava per le trappole esplosive capaci di forare le blindature più sofisticate sino ai missili terra-aria usati per abbattere un elicottero statunitense nel luglio 2007. Ad invadere l’Irak insomma non sono stati solo gli americani, ma anche gli iraniani. Con una differenza i primi se ne vogliono andare, i secondi fanno di tutto per restarci. Wikileaks lo racconta con chiarezza, ma il male americano fa sempre più notizia.