Cartelle intonse, basta un segno per «convertirle»

Nelle scorse elezioni la quantità di bianche diminuì in modo inspiegabile del 74%

da Milano
Le pagine bianche di Mallarmé erano poesia, quelle di chi cerca un numero di telefono sono sinonimo di utilità. Ma se si parla di schede elettorali, il bianco è di sicuro il colore della discordia. Mai come quest’anno, infatti, il voto inespresso è diventato fonte di preoccupazione per i candidati premier. Anche se a dover temere è soprattutto il Pdl.
Tutto nasce dalle scorse elezioni politiche, vinte dall’Unione di Romano Prodi per la miseria di 24mila voti, lo 0,0047%. Un distacco ridotto che ha giustificato un’analisi dei risultati elettorali. E le scoperte hanno lasciato perplessi. La percentuale di schede bianche si era ridotta del 74%, con punte dell’80% in regioni fondamentali come Campania e Calabria. Un crollo inspiegabile, perché sia le tornate elettorali precedenti sia quelle successive (amministrative) riportavano dati nella norma, con bianche intorno al 4%. Come mai, invece, alle politiche 2006 furono solo l’1,1%? Un’ondata di senso civile oppure una sistematica conversione della scheda intonsa in voto da parte dei presidenti di seggio? In fondo basta un segnetto sul simbolino giusto in fase di scrutinio, che ce vò?
Il dubbio era lecito e confermato da un altro numero controverso. Le schede bianche al Senato furono 458mila. Alla Camera 439mila. Insensato, se si considera che gli italiani aventi diritto di voto per Montecitorio sono ben 4 milioni in più degli ultra venticinquenni che votano anche per Palazzo Madama. «È statisticamente impossibile che aumentino i votanti e calino le bianche», spiegava l’esperto Maurizio Montanarini. Il quale, nel suo studio, ha calcolato che sono plausibilmente 35mila le schede bianche «corrette». Et voilà un gap superiore ai voti di scarto con cui il centrosinistra vinse.
Ecco spiegato perché ora il centrodestra agita il fantasma delle schede bianche. Ecco spiegato perché Silvio Berlusconi ha invitato «gli elettori disgustati dalla politica» ad «annullarla con vistosi tratti» piuttosto di lasciarla intonsa, «così da impedire eventuali brogli» e assegnazioni a tavolino. Ed ecco spiegata anche la preoccupazione del ministro dell’Interno Giuliano Amato, che negli scorsi giorni aveva invitato gli operatori dei seggi ad evitare la procedura (diffusa ma irregolare) di accumulare le schede in mucchietti. Perché andare in bianco non piace proprio a nessuno.